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storia, storie, narrazioni
Roberto Moro
Serge Latouche
La catastrofe produttivista
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La catastrofe viene percepita a seconda della tragedia da cui prende nome. Se è umana, come la Nakba o la Shoah (termini il cui significato originario è quello di catastrofe), viene pensata come un cataclisma naturale. Se si tratta invece di un fenomeno di origine geofisica - tsunami, terremoto, inondazione, eruzione vulcanica ecc. - è pensata come un destino che si manifesta nella storia. Ci si trova dunque in una relazione speculare tra natura e cultura. Le catastrofi che ci riguardano sono quelle dell'Antropocene, cioè quelle provocate dalla dinamica di un sistema complesso, la biosfera, in coevoluzione con l'attività umana e alterata da quest'ultima.
Natteo Landoni
Luigi Granelli: Innovazione tecnologica e processo di modernizzazione del paese.
Venticinque anni fa si chiudeva la prima conferenza internazionale sul “progetto Milano”. Il ministro della ricerca scientifica Luigi Granelli rivolse il suo intervento di chiusura al rischio di veder svanire gli sforzi innovatori per la Milano del futuro sotto il peso della retorica e della speculazione, al rischio che una pianificazione senza una strategia definita condannasse la città a cumulare altro ritardo nei confronti dell'Europa e del mondo. Un messaggio che, soprattutto oggi, alle prese con il caso Expo, mostra tutta la sua lucida attualità.
Alain Minc
Il futuro che ci attende
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Il mutamento è ovunque e da nessuna parte, come lo è il potere che in modo misterioso si intreccia con tutte le vicende umane; possiamo prendere in esame infiniti mutamenti possibili, eventi solo in apparenza fantastici, ma in realtà frutto della nostra immaginazione che è il più alto grado dell'esperienza conoscitiva. Questo libro ne analizza dieci, di diversa natura. Più che di microprofezie si tratta di dieci metafore. Ogni giornata prospetta uno scenario probabile, una sfida chiave per il futuro a breve, medio o lungo termine. Naturalmente si potrebbero immaginare molti altri giorni emblematici, che celerebbero altrettante metafore. La scelta è ricaduta su questi dieci in quanto singole manifestazioni di una Weltanschauung, di una visione soggettiva che rivendico volentieri.
Jacques Attali
Sette lezioni di vita
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Un giorno o l'altro questa crisi si concluderà, come tutte le altre, lasciando dietro di sé innumerevoli vittime e qualche raro vincitore. Ma ciascuno di noi potrebbe anche uscirne in uno stato di gran lunga migliore di quello con cui ci siamo entrati. Questo a patto di comprenderne la logica e il percorso, di servirsi delle nuove conoscenze accumulate in vari settori, di contare soltanto su se stessi, di prendersi sul serio, di diventare attori del proprio destino e di adottare audaci strategie di sopravvivenza personale.La posta in gioco è gigantesca: per sopravvivere alla crisi l'umanità deve essere consapevole della gravità di ciò che, in un lontano futuro, potrà mettere a repentaglio la sua sopravvivenza e prepararsi ad affrontarlo. Per esserlo, deve cominciare con la conoscenza del suo passato, delle prove alle quali è sopravvissuta nel corso di millenni. Deve inoltre, avendo trovato una sua ragion d'essere, dotarsi di un progetto a lungo termine.
WWF
Biodiversità, Biocapacità e Sviluppo
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In vista dell’Earth Summit di Rio de Janeiro che nel 2012 sarà decisivo per stabilire il futuro del Protocollo di Kyoto (in scadenza il 31 dicembre di quell’anno), il WWF presenta, come ogni anno, il suo Living Planet Report. Con uno sguardo generale allo stato di salute del pianeta, pone la sostenibilità come parola d’ordine affinché si possa sperare in un futuro migliore e come l’unico strumento che possa rallentare i cambiamenti climatici ed ambientali già in atto, prima che si rivelino inevitabilmente catastrofici. La sostenibilità è strettamente legata ad un modello di sviluppo diverso da quello attuale, ma l’unico che possa garantirci la sopravvivenza del genere umano. Un nuovo modo di concepire il progresso, superando il concetto di PIL, deve essere attuato nel più breve tempo possibile, grazie ad una “politica dell’uomo” (come la definisce Edgar Morin) da parte dei governi internazionali e al coinvolgimento delle grandi aziende. Infatti, il vero punto di svolta si rivela nel momento in cui gli interessi economici convivono e anzi necessitano della conservazione (e non della distruzione) della natura. Questo processo è già partito e si spera continuerà rendendosi sempre più autonomo dalle politiche delle istituzioni e traendo benefici economici dalla sostenibilità.
Ippolito Nievo
Per il 150° anniversario
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Qual è la straordinaria scoperta che permette di conoscere il futuro? Io ho osservato che i giardinieri, procurando alle piante una vicenda artificiale e prematura di stagioni, ottengono delle fioriture anticipate. Le rose sbocciate nel calor della serra a mezzo l’inverno raccontano coi loro profumi alle sorelline, addormentate ancora, la storia d’un anno che per queste è ancor da venire. Su per su gli uomini somigliano alle piante, e le piante agli uomini. Tutti siamo parenti nell’atto creativo universale e nella materia del lavoro. Perché non si potranno ottenere anche nel processo del pensiero umano delle fioriture anticipate? Che la filosofia e la chimica siano venute al mondo proprio per nulla? Io non ho mai creduto una tale bestialità. Mi consultai con Liebig, con Schelling, con Cagliostro e col professor Gorini: indi intrapresi quel fortunato esperimento che m’accingo a descrivervi. E così …
Sergio Zabot – Carlo Monguzzi
I rischi e i falsi miti
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La crisi economica e l'incertezza delle relazioni internazionali spingono nuovamente i Paesi industrializzati verso l'energia nucleare, ridando voce anche in Italia ai fautori della sua convenienza e inevitabilità. Questo libro sfata con rigore scientifico alcuni luoghi comuni: che l'energia atomica sia abbondante e sicura, che costi meno, che non provochi emissioni di CO2. Le argomentazioni dei due Autori sono stringenti: già ai ritmi di consumo attuali, si stima che entro 50 anni non ci sarà più uranio economicamente sfruttabile; i costi di costruzione dei reattori e del loro mantenimento sono già oggi fuori mercato; infine, il nucleare inquina, contamina irrimediabilmente interi territori, con il rischio di accentuare le criticità del cambiamento climatico in atto. Completa questo inquietante scenario l'idea, promossa dal G8, di una governance mondiale dell'energia. Una governance capace di tenere l'opinione pubblica all'oscuro delle centinaia di incidenti occorsi finora e abile nel convincere i Paesi emergenti a legarsi per i decenni a venire alle tecnologie nucleari dell'Occidente.
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