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storia, storie, narrazioni
Roberto Moro
Giovanni Scirocco
Il punto di vista del Partito socialista italiano
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Per il PSI e per il suo segretario, Pietro Nenni, tutta la manovra per Trieste del nostro governo aveva dietro la parvenza anti-jugoslava un significato di fondo anticomunista ed antisovietico che allettava in modo particolare le potenze anglosassoni. Bisognava però evitare anche qualsiasi rigurgito nazionalistico e questo timore avrebbe differenziato la posizione del PSI da quella degli alleati comunisti. Dopo la rottura della Jugoslavia con il Cominform le cose cambiano però radicalmente: lo spirito della dichiarazione tripartita è ormai per le potenze anglosassoni morto e seppellito, e lo è precisamente da quando Tito da nemico è diventato un prezioso alleato nella lotta antisovietica. Lo status quo di Trieste significa per Londra e Washington non turbare gli stretti rapporti d’amicizia con Tito, significa anche avere in mano un porto militare di prim'ordine. Qualsiasi mutamento fatto a favore dell'Italia e contro Tito non avrebbe offerto una contropartita sufficiente per gli anglosassoni.
Marco Sioli e Matteo Battistini [a cura di]
Dal senso comune alle libertà civili americane
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“Dove c’è la libertà, quello è il mio paese”, affermò Benjamin Franklin. Thomas Paine gli rispose: “Dove non c’è la libertà, quello è il mio”. Paine parlò e scrisse nella sua epoca come un rivoluzionario planetario. La sua opera è stata enormemente significativa per il suo mondo come lo è per il nostro, sempre alle prese con nuove crisi e nuove rivoluzioni. Egli affermò l’aspirazione a una società più eguale per tutti, visse per il calore delle azioni umane e si mobilitò in prima persona contro le fredde gerarchie del potere degli Stati. Fu uno scienziato delle idee impegnato a determinare il significato del senso comune e definire i principi alla base dei diritti dell’uomo, ma anche un migrante sempre alla ricerca di un paese che gli garantisse il rispetto dell’uguaglianza e della libertà. Un gruppo di autori americani ed europei si interroga da un lato sul percorso intellettuale di Thomas Paine nella sua epoca, dall’altro si confronta con l’attualità del suo pensiero politico.
Alceo Riosa
italiani e slavi sotto la lente francese
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Adriatico irredento é la storia di popolazioni costiere secolarmente senza pace, oggetti di brame di gran parte dell’Europa, da Vienna, loro signora fino al 1918, a Berlino a Parigi e di altre capitali europee. Tutte in concorrenza tra di loro, ma tutte concordi nell’alimentare, ciascuna a proprio vantaggio, i conflitti intestini che nelle terre della Giulia e della Dalmazia videro contrapposti specialmente a partire dalla seconda metà dell’Ottocento italiani e slavi in una lotta senza tregua. Ne era causa uno stato d’animo nazionalista ed esclusivista, che reciprocamente vedeva l’altro come un avversario da privare di ogni diritto alla propria identità linguistica e culturale. Una lunga storia che ancora non passa.
Elisa Giunchi
Islam, potere e democratizzazione
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Unico paese musulmano ad essere dotato di armi nucleari, il Pakistan si trova oggi al centro di una vasta rete di interessi economici e geopolitici che investono a vario titolo tanto l’Occidente quanto il Medio Oriente e la Cina. La sua storia tuttavia rimane poco conosciuta in Italia. Concepito dai suoi fondatori come uno stato laico, il cui la religione avrebbe regolato la sola vita privata, il “paese dei puri” si è trasformato nei decenni successivi in uno stato ideologico, in cui l’élite al potere ha sempre più spesso usato il richiamo all’islam per prevenire la frammentazione etnica del paese, giustificare gli squilibri sociali ed etnici interni e contrastare le rivendicazioni territoriali afghane e indiane.
Andrea Spanu
Tra agiografia e polemica, centocinquant'anni di riflessioni sulla nascita del Regno d'Italia
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Per gli storici che avevano questo orientamento, l’epopea del 1848-1861 aveva restituito all’Italia una grandezza europea e perfino mondiale, che rischiava di andar perduta con il diffondersi del “disfattismo” durante la prima guerra mondiale e negli anni seguenti, quando il Paese era caduto in piena isteria da “vittoria mutilata”: a tale degenerazione il fascismo aveva posto fine, riportando l’Italia allo “spirito di Vittorio Veneto”, visto come episodio culminante di un “lungo Risorgimento”, finalmente concluso con l’annessione delle “terre irredente”.
Alberto Mario Banti
La nazione italiana dal Risorgimento al fascismo
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Attorno a quali temi e figure ha avuto origine e si è sviluppato il discorso nazionale in Italia? Lo storico dell’università di Pisa, sulla linea di suoi precedenti lavori, approfondisce lo studio dell’impianto discorsivo che fece presa con straordinaria efficacia, fin dagli inizi del Risorgimento, nelle menti e nei cuori degli italiani. Banti mostra come i caratteri fondamentali della narrazione si mantennero, pur con accentuazioni variabili, nei passaggi dal Risorgimento, all’Italia liberale, fino a quella fascista: la nazione fu concepita come comunità di discendenza, strutturata su rigide, gerarchiche distinzioni di genere ed esigente il sacrificio di “martiri” per la difesa del suo “onore”.
Lucy Riall
Un'epopea fra mito e storia
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In tempo di celebrazioni per il 150° anniversario dell’unità italiana, riprendere questo libro sulla creazione del mito di Garibaldi è salutare. Lucy Riall ci conduce attraverso le tappe più significative della vita del nizzardo e ne illumina la sistematica trasformazione in momenti epici ad opera di un apparato propagandistico efficacissimo, interessato a mostrarlo come esempio vivente di quelle virtù virili che i patrioti risorgimentali cercavano di instillare nel popolo. Vengono analizzati i tentativi di appropriarsi della figura di Garibaldi e di farne un “santo laico”, le grandi correnti internazionali di simpatia e di ammirazione per quest’uomo avventuroso, leggendario già da vivo, e le guerre culturali fra custodi della sua memoria dopo la morte. Ne emerge un caso paradigmatico, sebbene ante litteram, della potenza dei mezzi di comunicazione “di massa” nel mobilitare l’opinione pubblica attraverso il ricorso a stilemi letterari e religiosi già ampiamente radicati.
John Foot
Da Caporetto al G8 di Genova la memoria divisa del Paese
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Lo storico britannico John Foot torna con questo volume sul dibattuto tema della “memoria condivisa”, analizzando il caso italiano come esempio di divisioni profonde e spesso insanabili nel ricordare gli eventi del passato. Quasi ad ogni svolta della storia novecentesca, in Italia sono nate versioni contrapposte su stagioni politiche, episodi di cronaca, momenti fondativi dell’identità del Paese. Monumenti alterati, lapidi in competizione, discordanti memorie personali e collettive testimoniano lungo tutta la Penisola una cronica impossibilità di narrare univocamente le vicende nazionali. Foot è vigile nel non attribuire all’Italia una “esclusiva” su questo fenomeno, che interessa in misura variabile molti altri Paesi; ma nota che in Italia la debolezza delle istituzioni statali e la politicizzazione continua del passato creano le condizioni per un’impasse da cui è difficile uscire. Il libro è disseminato anche di riflessioni sul ruolo della storia e degli storici nel trattare la memoria, con la ricostruzione di alcuni dibattiti storiografici particolarmente stimolanti.
per il giorno della memoria 2011 - 6 ottobre 1938
approvata dal Gran Consiglio del Fascismo
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Il Gran Consiglio del Fascismo, in seguito alla conquista dell'Impero, dichiara l'attualità urgente dei problemi razziali e la necessità di una coscienza razziale. Ricorda che il Fascismo ha svolto da sedici anni e svolge un'attività positiva, diretta al miglioramento quantitativo e qualitativo della razza italiana, miglioramento che potrebbe essere gravemente compromesso, con conseguenze politiche incalcolabili, da incroci e imbastardimenti.
Il problema ebraico non è che l'aspetto metropolitano di un problema di carattere generale.

 

 

Il Gran Consiglio del Fascismo stabilisce:
a) il divieto di matrimoni di italiani e italiane con elementi appartenenti alle razze camita, semita e altre razze non ariane;
b) il divieto per i dipendenti dello Stato e da Enti pubblici - personale civile e militare - di contrarre matrimonio con donne straniere di qualsiasi razza;
c) il matrimonio di italiani e italiane con stranieri, anche di razze ariane, dovrà avere il preventivo consenso del Ministero dell'Interno;
d) dovranno essere rafforzate le misure contro chi attenta al prestigio della razza nei territori dell'Impero.

 

Ebrei ed ebraismo:
Il Gran Consiglio del Fascismo ricorda che l'ebraismo mondiale - specie dopo l'abolizione della massoneria - è stato l'animatore dell'antifascismo in tutti i campi e che l'ebraismo estero o italiano fuoruscito è stato - in taluni periodi culminanti come nel 1924-25 e durante la guerra etiopica unanimemente ostile al Fascismo.
L'immigrazione di elementi stranieri - accentuatasi fortemente dal 1933 in poi - ha peggiorato lo stato d'animo degli ebrei italiani, nei confronti del Regime, non accettato sinceramente, poiché antitetico a quella che è la psicologia, la politica, l'internazionalismo d'Israele. Tutte le forze antifasciste fanno capo ad elementi ebrei; l'ebraismo mondiale è, in Spagna, dalla parte dei bolscevichi di Barcellona.

 

Il divieto d'entrata e l'espulsione degli ebrei stranieri:
Il Gran Consiglio del Fascismo ritiene che la legge concernente il divieto d'ingresso nel Regno, degli ebrei stranieri, non poteva più oltre essere ritardata, e che l'espulsione degli indesiderabili - secondo il termine messo in voga e applicato dalle grandi democrazie - è indispensabile.
Il Gran Consiglio del Fascismo decide che oltre ai casi singolarmente controversi che saranno sottoposti all'esame dell'apposita commissione del Ministero dell'Interno, non sia applicata l'espulsione nei riguardi degli ebrei stranieri i quali:
a) abbiano un'età superiore agli anni 65;
b) abbiamo contratto un matrimonio misto italiano prima del 1° ottobre XVI.

 

Ebrei di cittadinanza italiana:
Il Gran Consiglio del Fascismo, circa l'appartenenza o meno alla razza ebraica, stabilisce quanto segue:
a) è di razza ebraica colui che nasce da genitori entrambi ebrei;
b) è considerato di razza ebraica colui che nasce da padre ebreo e da madre di nazionalità straniera;
c) è considerato di razza ebraica colui che, pur essendo nato da un matrimonio misto, professa la religione ebraica;
d) non è considerato di razza ebraica colui che è nato da un matrimonio misto, qualora professi altra religione all'infuori della ebraica, alla data del 1° ottobre XVI.

 

Discriminazione fra gli ebrei di cittadinanza italiana:
Nessuna discriminazione sarà applicata - escluso in ogni caso l'insegnamento nelle scuole di ogni ordine e grado - nei confronti di ebrei di cittadinanza italiana - quando non abbiano per altri motivi demeritato - i quali appartengono a:
1) famiglie di Caduti nelle quattro guerre sostenute dall'Italia in questo secolo; libica, mondiale, etiopica, spagnola;
2) famiglie dei volontari di guerra nelle guerre libica, mondiale, etiopica, spagnola;
3) famiglie di combattenti delle guerre libica, mondiale, etiopica, spagnola, insigniti della croce al merito di guerra;
4) famiglie dei Caduti per la Causa fascista;
5) famiglie dei mutilati, invalidi, feriti della Causa fascista;
6) famiglie di Fascisti iscritti al Partito negli anni '19 - '20 - '21 - '22 e nel secondo semestre del '24 e famiglie di legionari fiumani.
7) famiglie aventi eccezionali benemerenze che saranno accertate da apposita commissione.

 

Gli altri ebrei:
I cittadini italiani di razza ebraica, non appartenenti alle suddette categorie, nell'attesa di una nuova legge concernente l'acquisto della cittadinanza italiana, non potranno:
a) essere iscritti al Partito Nazionale Fascista;
b) essere possessori o dirigenti di aziende di qualsiasi natura che impieghino cento o più persone;
c) essere possessori di oltre cinquanta ettari di terreno;
d) prestare servizio militare in pace e in guerra. L'esercizio delle professioni sarà oggetto di ulteriori provvedimenti.

 

Il Gran Consiglio del Fascismo decide inoltre:
1) che agli ebrei allontanati dagli impieghi pubblici sia riconosciuto il normale diritto di pensione;
2) che ogni forma di pressione sugli ebrei, per ottenere abiure, sia rigorosamente repressa;
3) che nulla si innovi per quanto riguarda il libero esercizio del culto e l'attività delle comunità ebraiche secondo le leggi vigenti;
4) che, insieme alle scuole elementari, si consenta l'istituzione di scuole medie per ebrei.

 

Immigrazione di ebrei in Etiopia:
Il Gran Consiglio del Fascismo non esclude la possibilità di concedere, anche per deviare la immigrazione ebraica dalla Palestina, una controllata immigrazione di ebrei europei in qualche zona dell'Etiopia.
Questa eventuale e le altre condizioni fatte agli ebrei, potranno essere annullate o aggravate a seconda dell'atteggiamento che l'ebraismo assumerà nei riguardi dell'Italia fascista.

 

Cattedre di razzismo:
Il Gran Consiglio del Fascismo prende atto con soddisfazione che il Ministro dell'Educazione Nazionale ha istituito cattedre di studi sulla razza nelle principali Università del Regno.

 

Alle camicie nere
Il Gran Consiglio del Fascismo, mentre nota che il complesso dei problemi razziali ha suscitato un interesse eccezionale nel popolo italiano, annuncia ai Fascisti che le direttive del Partito in materia sono da considerarsi fondamentali e impegnative per tutti e che alle direttive del Gran Consiglio devono ispirarsi le leggi che saranno sollecitamente preparate dai singoli Ministri.

 

(pubblicata sul Foglio d'ordine del Partito Nazionale Fascista il 26 ottobre 1938)

 

 

Dossier Sissco - 2007

negazionismo

a cura di Barbara Armani, Emmanuel Betta, Cristiana Fiamingo
Il dossier è dedicato al rapporto tra i negazionismi, a partire da quello che nega l’esistenza della Shoah,
la storia e le legislazioni, con particolare attenzione ai quadri normativi che riguardano la lotta contro l’antisemitismo e i razzismi.

 






Ennio Di Nolfo – Maurizio Serra
Gi Alleati e l’Italia dal 1943 al 1945
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Quando Luigi Einaudi, nel suo discorso d’insediamento a primo presidente della Repubblica, si scagliò contro «il mito dell’inaffidabilità internazionale dell’Italia», esprimeva un’esigenza morale ma anche politica che, nel primo quindicennio di sviluppo del paese, quello del «miracolo economico» e del centrismo, comportò scelte coraggiose in senso atlantico-europeista che videro la diplomazia italiana schierata in tale direzione, dopo la fine della tentazione neutralista. Pur sconfitta e provata, l’Italia restava un obiettivo geostrategico troppo importante per non diventare una protagonista, anche suo malgrado, dei nuovi equilibri post bellici. Era una rendita di posizione, ma occorreva valorizzarla e gestirla. Fu per questo che l’Italia non conobbe la sorte degli altri due membri maggiori del Tripartito dove, con metodi diversi, venne congelato pro-tempore il principio della continuità dello Stato. Eppure, gli innegabili risultati della sconfitta, che poteva avere conseguenze ben più draconiane, sono stati offuscati da un fiume di retorica e di mitizzazione.
Storia&storici è diretto da Roberto Moro
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