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storia, storie, narrazioni
Roberto Moro
Antonio Martelli
cronache della crisi 1 – agosto 2012
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Al Festival dell’economia svoltosi a Trento in giugno il finanziere ungherese americanizzato George Soros ha dato all’euro 100 giorni di tempo per salvarsi: 100 giorni voleva dire arrivare al massimo a settembre e quasi ci siamo. Non consola il ricordare che vent’anni fa lo stesso Soros fu tra gli artefici della crisi valutaria italiana: anzi, è un pessimo segnale, tanto più che egli è certamente fra gli operatori finanziari cui un crollo dell’euro no dispiacerebbe. La partita è aperta e l’opzione euro si / euro non esiste. A battersi per il si sono in prima fila due italiani con due approcci diversi ma convergenti, l’iperattivismo di Mario Monti e la sapiente fermezza di Mario Draghi. Sembra che gradualmente il loro ottimismo della volontà cominci a contagiare anche gli attori principali, prima di tutti i tedeschi o almeno una parte di loro. Eppure, gli scenari alternativi sono, come dall’inizio della crisi, sempre due.
Andrea Pesce
Neocapitalismo e società dei consumi
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Marx, già un secolo e mezzo fa, aveva capito che il capitalismo sarebbe degenerato verso la forma del più bieco consumismo. Egli tuttavia credeva che la morte del capitalismo si sarebbe verificata nel momento in cui l’offerta avrebbe superato la domanda, in una spaventosa abbondanza delle merci al consumo. Le cose sono andate un po’ diversamente. Nel nostro secolo almeno due “profeti” vanno menzionati in tal senso, per la loro opera di prosecuzione del pensiero di Marx nell’analisi della società consumistica: Pier Paolo Pasolini e Guy Debord rappresentano due punti di riferimento per tutti coloro i quali avvertono l’esigenza del cambiamento attraverso la critica sociale.
Attilio Mangano
l’immagine, l’errore, la sua lettura possibile
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Il disvelarsi dell’orrore è analogo insomma alla fuoruscita del male dal vaso di Pandora, alla visione di un processo in cui il disvelarsi non si arresta, il veleno cresce e corrode tutto intorno, all’intuizione che questa banalità possibile del male è motore di fascinazione e che tutto ciò chiama in causa le radici di una storia e di una cultura, (come fa ad esempio il Pasolini regista del film su Salò spostando le 120 giornate di Sade ad altra epoca ,al nazismo appunto). L’immaginario del vaso di Pandora rimanda a una colpa, a qualcosa di infranto, è questo il punto di congiunzione da cogliere: se anche noi (occidente, democrazia , modernità) siamo traversati da questa colpa - ce lo insegna la procedura rituale del “capro espiatorio” - dobbiamo anche noi espiare. Il lavoro di scavo attorno a questa domanda chiave è qualcosa cui è impossibile sottrarsi ma è anche sovraccarico di ricadute nei topoi classici di antropologie “naturalistiche”, oscillando fra la memoria dell’archetipo e la continua ridefinizione “moderna” del rapporto fra natura e cultura, olismo e individualismo.
33 anni di rivoluzione islamica
una cronolgia in multimedia
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Cronologia della Repubblica Islamica d'Iran e fonti di rete

In questa cronologia sono stati presi in considerazione gli eventi più importanti accaduti negli ultimi 33 anni di storia iraniana, con particolare enfasi, nel periodo dal 2003 ad oggi, sugli avvenimenti legati alla questione del nucleare. La cronologia è commentata dai video reperibili in YouTube. Il repertorio è ovviamente inesauribile per eventi e date a partire dalla storia dell’antico Iran. Una playlist di 177 video “Histoy of Iran” offre un considerevole patrimonio di immagini e informazioni. L’ipertesto offre approfondimenti tematici sulla sitografia che è sterminata e per la quale si consiglia l’analisi dei seguenti portali e aggregatoti dedicati. Altre cronologie generali e per peiodi sono disponibili in rete (BBC worldstatesmen Frontline le monde): per una cronologia della crisi nucleare.

 

1978 – 2012
fatti, eventi, immagini e approfondimenti per una storia
della Repubblica Islamica iraniana
video e ipertesto

[a cura della redazione]

 

1978
settembre - a seguito di ripetuti disordini e manifestazioni popolari che gli contestano il governo autoritario, lo shah Reza Pahlavi impone la legge marziale

1979
gennaio - lo shah e la sua famiglia sono costretti all’esilio
1 febbraio - L’ayatollah Ruhollah Khomeini ritorna in Iran dopo 14 anni di esilio trascorsi in Iraq e in Francia e pronuncia il primo discorso
1 aprile - a seguito di un referendum popolare, viene dichiarata la fine della monarchia e proclamata la costituzione della Repubblica Islamica d’Iran
“La Repubblica Islamica è un sistema basato sulla fede nei seguenti principi: il Monoteismo (espresso nell’affermazione “non vi è altro dio che Dio”), la sovranità e la legge come appartenenti esclusivamente a Dio, e la necessità di osservare i Suoi comandamenti. La Rivelazione Divina e il suo ruolo fondamentale nel determinare le leggi. La Resurrezione e il suo ruolo costruttivo nei corso dell’evoluzione che guida l’umanità verso Dio. La Giustizia divina nella Creazione e nella legge. L’Imamato come funzione di guida ininterrotta, e il suo ruolo fondamentale nella continuità della Rivoluzione islamica. La dignità dell’uomo e i nobili valori umani, e il libero arbitrio dell’individuo con la responsabilità che ad esso si accompagna davanti a Dio”.
5 maggio – viene costituita la milizia armata dei guardiani della rivoluzione islamica: pasdaran
novembre - alcuni militanti occupano l’ambasciata statunitense a Tehran prendendo in ostaggio 52 persone che vi lavorano. Per rilasciarle, chiedono l’estradizione dello shah che si è rifugiato negli Stati Uniti per cure mediche, al fine di sottoporlo a processo

1980
gennaio - Abolhasan Bani-Sadr viene eletto quale primo presidente della Repubblica Islamica. Il suo governo inizia a lavorare su un programma di estesa nazionalizzazione
luglio - lo shah esiliato muore di cancro in Egitto dove viene sepolto
22 settembre - l’Iraq attacca l’Iran: scoppia una guerra che durerà 8 anni

1981

gennaio - vengono rilasciati gli ostaggi americani dopo 444 giorni di prigionia
giugno - Bani-Sadr è costretto alle dimissioni. Gli attriti fra Khomeini e Banisadr giungono all'epilogo nel giugno 1981. Il 10 giugno Khomeini richiama a sé i poteri di Comandante in capo, che aveva delegato al Presidente. I
21 giugno -  il Parlamento iraniano vota la sua deposizione. Ancor prima che Khomeini firmasse la sua deposizione, le Guardie della rivoluzione si impadronirono del palazzo presidenziale, imprigionando molti giornalisti ed amici del presidente; alcuni di loro vengono condannati a morte nei giorni successivi.

1985
gli Stati Uniti offrono un patto segreto all’Iran per la vendita di armi in cambio del rilascio di alcuni ostaggi in Libano: il caso verrà poi conosciuto come “l’affare Contra-Iran

1988
luglio - la portaerei americana Vincennes abbatte “per errore” un Iran Airbus con 290 civili oltre al personale di volo - l'Iran accetta il cessate il fuoco nei confronti dell’Iraq e aderisce ai colloqui di pace organizzati a Ginevra sotto l’egida dell’ONU

1989
febbraio - l’ayatollah Khomeini emana una fatwa (editto religioso) che ordina ai musulmani di tutto il mondo di uccidere Salman Rushdie, autore del romanzo The Satanic Verses considerato blasfemo e offensivo nei confronti dell'islam
3 giugno - l’ayatollah Khomeini muore, il giorno dopo viene eletto Guida Suprema dell’Iran l’ayatollah Khamenei
agosto - Ali Akbar Hashemi-Rafsanjani diviene Presidente della Repubblica Islamica
novembre - gli Stai Uniti smobilizzano 567 milioni di dollari di capitali iraniani precedentemente congelati

1990

giugno - un terremoto sull'altopiano provoca circa 40mila vittime
settembre - Iran e Iraq riprendono i contatti diplomatici

1995

gli Stati Uniti impongono sanzioni sulle transazioni petrolifere e commerciali con l’Iran sospettandolo di essere un agente di terrorismo internazionale e di perseguire un programma di arricchimento dell’uranio per scopi bellici

1997

maggio - il riformista Mohammad Khatami, già Ministro della Cultura, vince le elezioni presidenziali conquistando il 70% dei voti a discapito delle forze reazionarie al potere

1998

settembre - l’Iran invia migliaia di soldati al confine con l’Afghanistan dopo che i Taleban ammettono di aver ucciso 8 diplomatici e un giornalista iraniani a Mazar-e Sharif

1999
luglio - a seguito della chiusura del giornale riformista Salam gli studenti dell’Università di Tehran scendono in piazza. Lo scontro con le forze di sicurezza dura sei giorni e si conclude con l’arresto di oltre mille studenti

2000

febbraio - le forze democratiche coalizzate attorno al Presidente Khatami vincono per la prima volta le elezioni parlamentari
aprile - viene sospesa la pubblicazione di 16 giornali riformisti a seguito dell’implementazione di una nuova legge sulla libertà di stampa
maggio - si instaura il sesto parlamento

2001
giugno - Khatami viene rieletto alla presidenza della Repubblica Islamica

2002
gennaio - il Presidente statunitense George Bush proclama che Iraq, Iran e Nord Corea costituiscono l' "axis of evil" (asse del male), minacciando ritorsioni in caso tali paesi perseguano l’acquisizioni di missili a lunga gettata. Il discorso è condannato in Iran tanto dai conservatori quanto dai riformisti
settembre la questione nucleare iraniana: tecnici russi cominciano la costruzione di un reattore nucleare a Bushehr

2003
giugno - ondata di protesta contro il regime da parte degli studenti di Tehran contro il regime
settembre - l'agenzia nucleare IAEA chiede all'Iran di provare che non sta perseguendo un programma per sviluppare armi nucleari
ottobre - Shirin Ebadi, avvocato iraniana ed ex giudice (incarico che ha dovuto forzatamente lasciare dopo al Rivoluzione) diviene la prima iraniana (nonché, prima donna musulmana) a ricevere il Nobel per la pace
novembre - l'Iran dichiara di sospendere il programma di arricchimento dell'uranio consentendo alla IAEA di effettuare dei controlli in loco. Il rapporto IAEA conclude non esservi evidenza di un programma di armi nucleari in Iran
dicembre - un terremoto nell'area della città di Bam (sud-est) ne distrugge il sito archeologico causando oltre 40 mila morti

2004

febbraio elezioni: i conservatori riconquistano il Parlamento
agosto - Tehran dichiara di aver aperto un programma nucleare presso Isfahan a scopo pacifico. La IAEA sostiene che l'Iran ha violato il trattato di non proliferazione nucleare
novembre - l'Iran firma un patto con l'Europa secondo il quale s'impegna a sospendere il piano nucleare

2005

giugno - Mahmoud Ahmadinejad, già sindaco di Tehran, vince le elezioni presidenziali

2006

gennaio - una bomba nella città meridionale di provoca otto morti e una quarantina di feriti. Le autorità iraniane accusano “forse straniere”
febbraio - l'Iran apre un programma nucleare a Natanz
aprile - le autorità iraniane dichiarano di aver ottenuto uranio arricchito presso gli impianti di Natanz
31 agosto - il consiglio di Sicurezza dell'ONU detta una scadenza all'Iran affinché abbandoni il piano nucleare
dicembre - il governo iraniano ospita una conferenza sull'olocausto invitando studiosi negazionisti - il Consiglio di Sicurezza dell'ONU vota per imporre all'Iran sanzioni che ostacolino l'importazioni di materiali utili al programma nucleare

2007

febbraio - la IAEA insiste: l'Iran non rispetta la sospensione del programma nucleare
marzo - la marina iraniana cattura 15 marinai britannici che perlustrano la foce dello Shatt al-Arab, al confine tra Iran e Iraq
maggio - la IAEA dichiara che l'Iran è in grado di sviluppare armi nucleari in un periodo di 3-8 anni
giugno - il governo iraniano raziona il petrolio per paura di nuove sanzioni. Scoppiano proteste in varie città dell'Iran
luglio - l'Iran annuncia di voler cessare la produzione di macchine alimentate solo a benzina per privilegiare quelle alimentate anche a gas - le autorità iraniane accettano una nuova ispezione IAEA, presso gli impianti di Arak
ottobre - gli Stati Uniti dichiarano che colpiranno l'Iran con una nuova ondata di sanzioni
dicembre - rapporti dell'intelligence americana sminuiscono la possibile minaccia nucleare iraniana

2008

febbraio - l'Iran inaugura un nuovo centro spaziale e lancia un razzo
marzo - il Presidente Ahmadinejad si reca in visita ufficiale in Iraq dove chiede alle truppe alleate di lasciare il Paese. Dichiara la volontà dell'Iran di collaborare al processo di ricostruzione irachena e firma una serie di trattati di cooperazione.
maggio - la IAEA accusa l'Iran di reticenza sul suo piano nucleare. Il Parlamento iraniano elegge quale portavoce Ali Larjani, già negoziatore con gli US per il programma nucleare
giugno - Javier Solana, responsabile della politica estera della UE, porge all'Iran un pacchetto di offerte sul piano commerciale in cambio dell'abbandono iraniano delle proprie ambizioni nucleari
luglio - l'Iran testa lo Shahab-3, un missile a lunga gettata capace, secondo Tehran, di raggiungere Israele
agosto – dotato ormai di una rilevante industria spaziale, l'Iran dichiara di aver lanciato, con successo, un razzo destinato a lanciare un satellite nello spazio
settembre - altra risoluzione dell'ONU per chiedere all'Iran di abbandonare l'arricchimento dell'uranio. Non vi sono però nuove sanzioni, sulle quali pesa il veto della Russia
novembre - il Parlamento dimette il Ministro degli Interni, Ali Kordan, accusato di aver esibito un finto diploma di laurea dell'Università di Oxford. Kordan, politicamente assai vicino al Presidente Ahmadinejad, ammette la colpa. Inizi così una faida tra Ahmadinejad e gli altri poteri forti - Ahmadinejad si congratula con Barack Obama, appena eletto Presidente degli US. Obama ripropone la via diplomatica per risolvere la questione del nucleare iraniano
dicembre - la polizia mette a soqquadro l'ufficio del premio Nobel Shirin Ebadi, accusata di ospitarvi un'organizzazione politica illegale

2009
febbraio - il Presidente Ahmadinejad afferma di essere pronto a riprendere il dialogo con gli US, se basato su reciproco rispetto
aprile - un tribunale iraniano accusa di spionaggio la giornalista irano-americana Roxana Saberi, condannandola a otto anni di prigione. Sarà liberata il mese successivo
12 giugno - Ahmadinejad vince un nuovo mandato alle lezioni, ma i suoi oppositori contestano il risultato e i loro seguaci si riversano nelle strade del Paese, dando via ad un intenso movimenti di protesta chiamato “onda verde”. La protesta dura per settimane, con un bilancio di civili morti e numerosissime incarcerazioni
luglio - Ahmadinejad licenzia uno dei suoi vice, Esfandiar Rahim Mashaie, su pressione della Guida Suprema Khamenei
agosto - Amadinejad presenta il suo nuovo governo, che include anche alcune donne
settembre - l'Ayatollah Montazeri, uno dei leader della Rivoluzione, diviene una delle voci pubbliche più critiche del regime
ottobre/novembre - alcuni stati membri del Consiglio di Sicurezza ONU offrono all'Iran la possibilità di arricchire l'uranio all'estero. L'Iran rifiuta
dicembre - l' ayatollah Montazeri muore e le manifestazioni di cordiglio si trasformano in nuovi scontri tra regime e opposizione


2010
gennaio
- il fisico Masoud Ali-Mohammadi viene ucciso da una bomba a Tehran. Nessuno rivendica l'attentato, mentre il governo di Tehran ne incolpa gli Stati Uniti e Israele
maggio - L'Iran si dichiara disponibile a mandare il proprio uranio all'estero, con la mediazione di Turchia e Brasile. Le potenze europee e americane rifiutano
giugno - quarto giro di sanzioni imposto sull’Iran dal Consiglio Sicurezza ONU
luglio - attacco suicida provoca 27 morti in una moschea a Zahedan, vicino al confine con il Pakistan - il caso di Sakineh Ashtiani, condannata a morte per adulterio e per l'assassinio il marito, sale alla ribalta internazionale
settembre - gli impianti nucleari di Busher sono colpiti da un potente virus, Stuxnet - le autorità iraniane liberano Sarah Shourd, citadina Americana, da un anno in carcere insieme a due amici dopo esser stati catturali al confine con l’Iraq e essere stati accusati di spionaggio - Gli Stati Uniti impongono sanzioni su otto ufficiali iraniani accusati di violare i diritti umani
ottobre - viene liberato un ex dipendente dell’ambasciata britannica a Tehran in carcere da un anno per spionaggio
dicembre - a Ginevra si svolgono colloqui fra l’Iran e le maggiori potenze internazionali, con la risoluzione di rincontrarsi il mese successivo a Istanbul - Ahmadinejad dimette il Ministro degli Affari Esteri Manouchehr Mottaki, uno dei suoi principali oppositori.

2011

gennaio - il capo del programma nucleare iraniano, Ali Akbar Salehi, annuncia che il suo Paese possiede la tecnologia necessaria per la costruzione di reattori nucleari - In Tunisia, Egitto, Yemen ecc, scoppia la “primavera araba” che le autorità iraniane accolgono con favore. Imbarazzo, invece, sulla rivolta in Siria, unico alleato dell'Iran nell'area mediorientale - Tehran invia due navi da guerra a Suez, atto che Israele definisce “provocatorio”
aprile - la Guida Suprema Ayatollah Khamenei e Ahmadinejad entrano in disputa aperta sulle dimissioni del capo dell’intelligence, il ministro Heidar Moslehi
agosto - i due americani catturati al confine iracheno nel 2009 sono riconosciuti colpevoli si spionaggio e condannati a otto anni di carcere per spionaggio
ottobre - gli Stati Uniti accusano l’Iran di complotto allo scopo di uccidere l’ambasciatore saudita a Washington. Tehran respinge le accuse quali propaganda anti iraniana
novembre - la IAEA dichiara che l’Iran sta proseguendo il proprio progetto nucleare - L’ambasciata britannica a Tehran viene attaccata da manifestanti dopo che Londra ha annunciato ulteriori sanzioni. Il personale viene richiamato in patria, ma subito dopo rinviato a Tehran, che annuncia di voler perseguire i manifestanti
dicembre - alle minaccia internazionali di nuove sanzioni, l’Iran risponde minacciando di chiudere lo stretto di Hormuz bloccando il traffico petrolifero

2012
gennaio - gli Stati Uniti insistono che l'Iran sta violando gli accordi internazionali sul nucleare. Nel frattempo, la marina militare americana che stazione nel Golfo Persico, salva in tre diverse occasioni dei marinai iraniani. Tehran ringrazia.


Edizione Storia & Storici -2012


Anna Vanzan
Storia cultura e attualità dell'altro islam
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Gli avvenimenti di questi ultimi anni in Iran, Iraq e Libano hanno imposto all’attenzione internazionale lo sciismo quale componente politico-religiosa cruciale nel già complesso rapporto tra Occidente e Islam. Gli sciiti appartengono infatti a una delle due grandi famiglie in cui si divide il mondo musulmano e sono circa il 10% contro il 90% della corrente maggioritaria sunnita. L’origine della divisione ha motivazioni più politiche che dottrinali e risale alle lotte civili per la successione dopo la morte del Profeta Muhammad. La storia dello sciismo, è ricca di vicende drammatiche e di frazionamenti interni ma anche di una fervida devozione popolare, che ha dato vita a rituali e manifestazioni di grande fascino ed impatto emotivo. Un ritratto dell’islam sciita tra storia, politica e cultura.
Anna Vanzan
dal Corano al nucleare
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La questione del nucleare genera consenso per Ahmadinejad addirittura tra i feroci oppositori del regime, per motivi soprattutto di orgoglio nazionale, un tasto che chi detiene il potere nell’Iran post-rivoluzionario sa abilmente toccare. Le ragioni di Teheran sul nucleare si basano sostanzialmente sul fatto che la popolazione iraniana è aumentata in modo esponenziale e, pur essendo il paese ricco di petrolio e di gas, queste risorse non saranno sufficienti nei prossimi decenni per garantire energia sufficiente al consumo interno. Ma anche sul prestigio da difendere Teheran sente come discriminatorio l’essere circondata da potenze nucleari (India, Pakistan, Israele, gli stessi Stati Uniti presenti militarmente in modo massiccio nell’area, in Iraq e in Afghanistan) alcune delle quali non hanno neppure firmato il “Patto di non proliferazione” siglato invece dall’Iran cui si vuol impedire l’arricchimento dell’uranio.
Marco Sioli
Continuità della politica USA
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La Somalia, un popolo abbandonato e una regione alla deriva, ricorre nella cronache internazionali per effetto delle azioni di pirateria e sequestro di mercantili nell’area dell’Oceano indiano. La storia del Stati Uniti non è nuova al confronto con questo genere di devianaza, un confronto “storico”. Hillary Clinton ha di recente affermato sì che “La pirateria è un problema vecchio di secoli, ma noi stiamo lavorando per portare un’appropriata risposta valida per il 21° secolo”. Il che non vuol dire che i sistemi per combatterla siano granché nuovi, infatti prevedono l’invio di navi militari e l’intervento armato di forze speciali, l’uso di droni non solo per la sorveglianza del territorio, ma anche per il bombardamento dello stesso. Tuttavia la novità c’è e riguarda l’azione militare all’interno delle acque territoriali somale. Questa possibilità di intervento ha fatto gridare gli studiosi del diritto internazionale ad una seconda Guantanamo, una Guantanamo sul mare.
Lea Nocera
Dalla repubblica kemalista al governo dell'AKP
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La Turchia si conferma attore di primaria importanza anche in seno alla “primavera araba”. Sono molti, infatti, i musulmani del mondo arabo in rivolta che si volgono verso Ankara per cercare di imitare quella commistione di populismo islamico e modernismo coniato da Recep Erdoğan, con il quale il geniale (o solo opportunista?) politico turco è riuscito a riportare la Turchia alla ribalta dell'attenzione internazionale. Erdoğ riscuote pure l'approvazione di quei turchi che, pur non votandolo, apprezzano il lavoro da lui svolto durante questi anni. Il premierato di Erdoğan ha riportato diversi successi, interni ed esterni: un notevole abbattimento dell'inflazione, un più diffuso benessere tra tutta la popolazione, ampi spiragli di composizione delle diatribe etnico- religiose, e, soprattutto, un'affermazione perentoria del prestigio della Turchia sul piano internazionale. Certamente la disoccupazione giovanile continua ad essere motivo di grave malcontento (il tasso di disoccupazione è del 9,6%, ma la percentuale raddoppia quasi al 18,6% per i turchi fra i 15 e i 24 anni); per non parlare dei non completamente sedati dissidi con la minoritaria componente curda. E' soprattutto sul piano internazionale che Recep Erdoğan ha vinto una cruciale partita, riportando il suo Paese ai fasti della diplomazia ottomana: molti dei paesi musulmani guardano ad Ankara come modello da imitare per il suo sapiente equilibrio tra modernità e tradizione, ovvero per la salvaguardia dei costumi islamici e la spinta verso democrazia e modernizzazione. Un'inchiesta condotta l'anno scorso dal Pew Research Center’s Global Attitudes Project (PRCGP) mostra, ad esempio, come la stragrande maggioranza degli egiziani nutra piena fiducia nell'opera dell'AKP, sentimento condiviso anche dai giordani (ricordiamo che la Turchia si è eretta quale difensore dei diritti dei palestinesi, molti dei quali risiedono proprio in Giordania) e dai pakistani (ampiamente aiutati da Ankara durante le terribili inondazioni del 2010). Attualmente, poi, la Turchia sta ospitando oltre 5mila siriani scappati dalle atrocità commesse dal regime di al-Assad.
In questi anni Erdoğan ha tessuto accordi politico-commerciali con i più importanti paesi asiatici, perfino con il nemico di sempre, l'Iran, e al contempo ha continuato a tendere la mano verso l'Europa. Ma qui, sempre secondo l'inchiesta del PRCGP, si annidano diversi “turcoscettici” che non si lasciano ammaliare dai completi giacca-cravatta del primo ministro turco e non vogliono ammettere Ankara all'affollato tavolo di Bruxelles. Erdoğan, peraltro, continua imperterrito a porsi come interlocutore nelle situazioni che l'Europa non riesce a sbrogliare, quali il nucleare iraniano (la Turchia è stata sede di incontri tra Iran e la commissione internazionale per l'energia atomica. Erdoğan ha sottolineato più volte come quest'anno abbia affrontato l'ultima tornata elettorale, ma i più cinici affermano che, dopo quest'ultimo premierato, egli punterebbe a divenire presidente della repubblica turca. Un compito non certo impossibile per un uomo che riscuote un successo personale paragonabile solo al suo antesignano rivale, il mitico Kemal Atatürk. Erdoğan nutre ambiziosi progetti che potrebbero essere stata la ragione per cui ha convinto molti dei suoi concittadini a rinnovargli il mandato, quale il piano per scavare un canale di congiunzione tra il Mar Nero e quello di Marmara che consentirebbe di aprire una via alternativa al Bosforo per l'accesso al Mediterraneo dei mercati di Russia, Ucraina, Romania e Georgia, nazioni che ovviamente, dovrebbero in cambio pagare lucrosi pedaggi al governo di Ankara.
Oltre a questo successo restano però molte ombre, a cominciare dal problema delle minoranze (soprattutto quella curda) che il governo di Ankara non ha ancora affrontato in modo soddisfacente; per non parlare della tensione tra “islamisti” e “kemalisti” che serpeggia nella società turca, soprattutto nelle aree mediterranea e centrale.
Questi problemi vengono affrontati dal saggio di Lia Nocera, che, dopo una puntuale contestualizzazione storica del paese euro-asiatico, esamina questioni quali le politiche economiche, i rapporti con l'Europa, la questione delle minoranze religiose, il ruolo dell'esercito ed altri nodi cruciali che si snodano in seno alla Repubblica Turca.

 

Anna Vanzan

 

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[scheda antologica a cura di Anna Vanzan]

 

Lea Nocera
La Turchia contemporanea
Dalla repubblica kemalista al governo dell'AKP

 

Introduzione - Il kemalismo - La lingua, la storia - L’islam politico - La questione curda - La questione alevita - La politica economica - Il movimento femminista - Conclusioni

 

Introduzione

[…] In meno di dieci anni la Turchia ha visto la vittoria di un partito di ispirazione islamica, l'avvio dei negoziati di adesione all'Unione Europea, una crescita economica esponenziale, l'affermazione di un ruolo chiave sulla scena internazionale. Proprio le pressioni dell'Unione Europea sul governo turco per una maggiore tutela dei diritti umani, hanno portato a osservare con maggiore attenzione gli sviluppi legati alla questione delle minoranze, e in particolare alla questione curda, o più in generale al processo di democratizzazione in corso. [pp. 11-12]

 

Il kemalismo

[…] il kemalismo nonostante la struttura riassunta nelle sei frecce non offre un quadro ideologico coerente e univoco. La diversità dei principi e la possibilità di interpretarli in diverso modo danno vita sin dalla morte di Atatűrk e nel corso degli anni successivi a esiti persino contraddittori, per cui ancora oggi convivono al suo interno espressioni contrastanti, ridotte, in un difficile tentativo di ricorrere a modelli politici usuali, a orientamenti di destra o di sinistra. [p. 24]

 

La lingua, la storia

La definizione di un'identità nazionale, laica e moderna, a cui mira l'insieme delle riforme e il nazionalismo, non può prescindere da due caratteristiche alla base della nazione, la lingua e la storia. Le riforme che avvengono in ambito linguistico e storiografico occupano un posto di rilevanza nel processo di costruzione dello Stato-nazione e rispondono all'intento di favorire un orgoglio nazionale che possa radicarsi bel oltre la storia dell'impero ottomano. L'importanza che la lingua occupa nella politica kemalista è testimoniata dall'interesse con cui l'argomento viene affrontato in importanti dibattiti politici, in Parlamento, al Congresso dell'economia di Izmir del 1923 e nei congressi linguistici organizzati a partire dal 1932. […]
L'ondata di rinnovamento non può non investire anche l'ambito storico. In modo analogo alla lingua, anche la storia diventa quindi oggetto di primario interesse per l'élite kemalista. [...] L'Anatolia, che non è mai esistita in precedenza come entità politica, poiché sempre integrata in sistemi più vasti o al contrari frammentata in numerosi principati, diventa culla della civiltà turca. I sumeri e gli ittiti sono descritti come popolazioni prototurche. L'insegnamento di queste teorie è introdotto in ogni grado di istruzione dal 1932 e ripreso nei libri di testo ancor oggi. [pp. 27-28]

 

L’islam politico

Per quanto un articolo della Costituzione proibisca l’uso politico della religione negli anni della seconda repubblica l’islam irrompe in modo manifesto sulla scena politica con la formazione di un partito di marcata ispirazione religiosa, il Milli Nizam Partisi di Necmettin Erbakan. Pur richiamandosi ai valori democratici e non potendo dichiarare apertamente il proprio orientamento religioso, nel programma viene posta molta enfasi sui valori della morale e della virtù (ahlak ve fazilet), concetti fondamentali nel lessico religioso. Il partito promuove la giustizia sociale e la libertà di espressione, intesa soprattutto come libertà religiosa e dichiara di essere ostile a un secolarismo che si mostri apertamente contrario alla religione. Erbakan fa della religione l’orientamento di base della sua politica, anche nella critica posta alle scelte di politica estera del governo e in particolare la volontà di legarsi all’Europa cristiana piuttosto che al mondo arabo islamico [Landau, 1974, pp. 189-190]. Dopo essere chiuso nel 1971 il partito riprende le attività sotto un altro nome, il Milli Selamet Partisi (Msp, Partito per la Salvezza nazionale). Contemporaneamente l’organizzazione politica fondata nel 1969 da Erbakan e che rappresenta la premessa alla fondazione del partito, Milli Görüş (visione nazionale) comincia a diffondersi e a reclutare seguaci tra i turchi emigrati all’estero, diventando nel corso degli anni una delle maggiori organizzazioni tra i turchi all’estero. Nonostante nella storia della repubblica diversi partiti usano in senso politico l’argomento religioso per allargare la base elettorale, è con la partecipazione del Msp alle elezioni del 1973 che si misura per la prima volta l’importanza della
religione nel comportamento politico. [p. 70]

 

La questione curda

A partire dagli anni ottanta la questione curda assume enorme rilevanza sul piano politico. Se con il processo di democratizzazione inaugurato negli anni sessanta emergono, all'interno degli ambienti di sinistra, i primi gruppi intellettuali e politici che rivendicano il rispetto dei diritti della minoranza curda, dopo il colpo di Stato la questione assume i toni di un conflitto violento, che infiamma in particolare la regione sud-orientale. L'ondata di repressione che segue il colpo di Stato colpisce duramente anche i curdi tanto sul piano militare, poliziesco e amministrativo quanto su quello culturale e ideologico. Arresti di massa costringono al carcere migliaia di curdi, provocando anche un cambiamento nel profilo sociale dei detenuti curdi: agli intellettuali succedono figure più modeste e meno colte, chein molti casi si formano negli anni di detenzione. […]
La questione curda passa anche per l'affermazione della differenza culturale. Se il governo turco è accusato di una politica assimilazionista, di turchizzazione forzata, proibendo non solo l'uso della lingua ma anche dei nomi propri in curdo, nel corso degli anni ci sono diversi tentativi da parte curda di affermare e diffondere la propria cultura. Nei primi anni novanta, in concomitanza con il cambio di politica di Őzal, appaiono numerose associazioni , fondazioni, riviste, quotidiani e case editrici per la promozione della cultura curda. Uno degli obiettivi è mantenere viva la cultura soprattutto tra i giovani, nati e cresciuti spesso lontani dai villaggi di origine. Con questo scopo a Istanbul viene fondato il Centro Culturale della Mesopotamia (MKM). Anche all'estero la diaspora curda si organizza dal punto di vista culturale, mediante la nascita, ad esempio, di un canale satellitare in lingua curda, Med Tv, lanciato nel 1995 (successivamente Medya Tv e infine Roj TV). A partire dagli anni novanta è soprattutto il processo di avvicinamento all'Unione Europea, e in particolare le pressioni europee per la tutela dei diritti umani, a incidere in modo determinante sulla questione curda, che diventa una sorta di barometro per misurare lo stato di avanzamento del paese in questa direzione. [pp. 89-93]

 

La questione alevita

[…] L'emergere del movimento alevita è il risultato di una serie di processi concomitanti: la repressione seguita al colpo di Stato e il crollo dell'Unione Sovietica, che causano il collasso della sinistra turca, in cui sono impegnati molti aleviti; il rafforzamento del movimento curdo, che provoca il rischio di divisione tra gli aleviti; la semi ufficializzazione della sintesi turco-islamica e l'affermazione dell'islam politico, percepite come una minaccia di assimilazione. [p. 101]

 

La politica economica

[…] In generale, gli anni del governo dell'AKP sono segnati da un'importante crescita economica. Uno degli aspetti più dinamici dell'economia è rappresentato dal settore imprenditoriale. In particolare, si afferma una tendenza già registrata alla fine degli anni novanta, che vede prevalere le piccole e medie imprese a connotazione familiare, situate soprattutto nelle province anatoliche. L'AKP, come prima l'RP, è rappresentativo di una borghesia islamica affermatasi a partire dagli anni ottanta, ben diversa dall'elettorato politico di Erbakan, il Millî Selamet Partisi, emerso soprattutto come un partito di piccoli commercianti dell'Anatolia. [pp. 110-112]

 

Il movimento femminista

Nel 1980 ha inizio ciò che è stata definita la “nuova ondata femminista”. È grazie ad alcune donne che si impegnano nel primo effettivo movimento di opposizione al regime del 1980. Negli anni Settanta, nel clima di contestazione politica, i gruppi di donne agiscono a margine delle organizzazioni di sinistra ma si pongono in una posizione scettica rispetto all’ideologia femminista. La più importante, l’İlerici Kadınlar Derneği (Associazione delle donne progressiste, İkd), fondata nel 1975 e legata al partito comunista illegale, intraprende una serie di azioni rivendicative a favore di un miglioramento della situazione delle donne e si pregia di una fitta rete di relazioni con associazioni femministe straniere, di cui si avvale per fare pressioni sul governo di Ecevit quando decide di chiudere l’associazione, anticipando la sorte di molte organizzazioni messe al bando dopo il colpo di Stato. A parte l’İkd il panorama associativo delle donne è altrimenti, sin dagli anni Cinquanta, popolato di associazioni “non politiche”, come l’Associazione delle madri o l’Associazione delle donne laureate, che Şirin Tekeli definisce “associazioni celebrative”, dato che ritornano attive solo nei giorni di commemorazione della repubblica e di Atatürk (Tekeli, 2005, p. 270). Sin da subito dopo il golpe del 12 settembre alcune intellettuali si incontrano e aprono spazi di discussione su questioni femministe. Nel 1984 scelgono di unirsi in una casa editrice, il Kadın Çevresi (il Circolo delle donne) che permette loro di sfuggire alle nuove norme sulle associazioni e allo stesso tempo di tradurre e pubblicare testi classici del femminismo e di organizzare conferenze pubbliche e dibattiti. Nella seconda metà degli anni Ottanta si susseguono una serie di azioni che vedono il movimento femminista impegnato per l’applicazione della
Convenzione per l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne (Cedaw), un accordo internazionale redatto dalle Nazioni unite e adottato dal governo nel 1985, o ancora contro la violenza domestica e per la riforma del codice civile. Nel 1987 organizzano la prima manifestazione legale degli anni Ottanta che ha anche risonanza dei media e segna l’inizio reale di un movimento delle donne.
Negli anni Novanta cambia molto e, anche se meno visibile, risulta più numeroso e più diffuso. Inoltre, si diversifica rispecchiando la pluralità sociale che emerge in questi anni: per cui accanto alle femministe radicali compaiono le femministe kemaliste, curde e islamiche. I diversi gruppi si caratterizzano per priorità differenti e formano delle alleanze mutevoli in base alle diverse questioni che si presentano: il velo, il codice civile, la violenza. Allo stesso tempo il movimento femminista tende a istituzionalizzarsi e la questione di genere diventa un tema ricorrente sulla stampa, nell’ambiente accademico e in politica (Arat, 2008, pp. 397-418). Nel 1990 viene istituita nell’ambito del Ministero della sciurezza sociale e del lavoro la Direzione generale dello status e dei problemi delle donne (KSSGM) nell’ambito dell’applicazione del Cedaw. Il risultato più importante riportato dal movimento femminista nato nei primi anni Ottanta è la revisione del Codice civile, approvata all’Assemblea nazionale il 22 novembre 2001. Al centro di accesi dibattiti che impegnano intensamente le femministe per almeno due decenni, la riforma del Codice civile comporta innanzitutto delle trasformazioni importanti nella struttura della famiglia, che un articolo della nuova legge definisce “fondamento della società turca, basata sull’eguaglianza dei generi”. Non solo il marito non è più il capo di famiglia a cui spettano le ultime decisioni, alla donna viene garantita la totale parità con l’uomo, anche sul piano economico grazie all’articolo – uno dei più dibattuti e osteggiati - che sancisce in caso di divorzio il diritto all’acquisizione della metà del patrimonio coniugale. Viene inoltre stabilita un’età minima per sposarsi uguale per ambo i sessi e sono riconosciuti pari diritti ai figli nati dentro e fuori il matrimonio. La battaglia per l’abrogazione del Codice civile introdotto nel 1926 su modello di quello svizzero incontra numerosi ostacoli e opposizioni, anche perché considerato dai kemalisti un “monumento alla laicità” voluto da Atatürk, ma alla fine di un percorso difficoltoso e lungo viene approvata da una da una maggioranza schiacciante anche grazie ai voti degli ultraconservatori e della
destra moderata. [pp. 99- 100]

 

Conclusioni

Gli assi binari, laicità-religione, tradizione-modernità, Oriente-Occidente, che hanno da sempre compresso le dimensioni plurali della società turca e guidato le interpretazioni del paese, inevitabilmente condannandole ad analisi parziali e incomplete, si sono aperti in un articolato sistema in cui elementi apparentemente contrapposti coesistono e generano processi dinamici. [...]
Il processo di riforme, a cui ha dato un forte impulso il percorso di integrazione della Turchia nell'Unione Europea, ha modificato il sistema politico e giuridico del paese, ampliando i margini dell'arena politica e determinando lo sviluppo di pratiche politiche. Più in generale, è il concetto stesso di democrazia ad aver conosciuto una ridefinizione significativa, per cui pare difficile oggi pensare a una riaffermazione di quei poteri forti, rappresentati in modo emblematico dai militari, che porterebbe inevitabilmente a una netta inversione di tendenza. [...]
Il nuovo orientamento assunto dall'Akp, che vede il paese impegnato su più fronti, dal Medio Oriente al Caucaso, fino ad arrivare in Cina e in America Latina permette al governo di Erdogan di dare prova anche sulla scena internazionale del dinamismo che sta vivendo il paese e di consolidare la legittimità della Turchia come paese democratico, moderno e islamico. [...] Senza dubbio il processo di democratizzazione e di trasformazione politica, a cui ha contribuito il partito di Erdoğan, ha incoraggiato nei tempi più recenti l’espressione di nuove istanze da parte della società turca che guadagnano sempre maggiore spazio e rilevanza. Inoltre, ha generato cambiamenti nell’opposizione politica rappresentata dai kemalisti, che cerca oggi di rinnovarsi, e nella definizione di una sinistra indipendente che guarda con fiducia ai meccanismi della democrazia parlamentare ed è impegnata a gettare le basi per giungere a una sana alternanza democratica, sempre con un occhio vigile sulle propaggini oscure dello Stato profondo. Anche ciò prova come la storia repubblicana sia intrisa del discorso politico sulla nazione, sulla democrazia, sulla modernità che ha accompagnato la nascita della Turchia moderna ed è inevitabilmente mutato nel corso del tempo, portando a una continua ridefinizione del paese, pagata al prezzo di ripetute fasi di instabilità politica ed economica e di terribili momenti bui per la popolazione. Il percorso non si è arrestato ma anzi si apre su orizzonti diversi in cui ci si augura che la Turchia sia capace di resistere a nuove spinte nazionalistiche e derive autoritarie [pp. 127-132]

 

Lea Nocera

 

Indice del volume:

Introduzione - 1. L’era del partito unico (1923-45) - 2. La transizione democratica. Dall’introduzione del multipartitismo al primo colpo di Stato (1946-60) -3. La seconda repubblica (1960-80) - 4. La terza repubblica. Dal colpo di Stato militare al governo islamico (1980-2002) - 5. L’AKP al governo (2002-10)

 

Lea Nocera
La Turchia contemporanea.
Dalla repubblica kemalista al governo dell'AKP

Carocci Editore
Roma 2011

Alceo Riosa
La Venezia Giulia e il confine orientale
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Il confine illustrato dal Buzzati nel Deserto dei tartari, può benissimo essere fatto corrispondere ai tanti che nella Giulia si sono succeduti nel tempo: demarcazioni reali e immaginarie tra noi e l’altro, dove l’altro, poco al di là dell’orizzonte, conservava, quand’anche invisibile, tutti i tratti minacciosi del conquistatore se non dell’annientatore, alimentando una costante tensione degli animi, un ripiegamento, divenuto stile di vita, nell’autodifesa della propria particolarità, nell’attesa senza requie delle orde. Punta di diamante di questo stato d’animo permanentemente irrequieto, Trieste, sempre al centro di incontri e di scontri, di confini mobili a ovest ed a est, per una sorta di fatalità geopolitica. Punta estrema dell’Occidente verso Oriente o viceversa a seconda delle circostanze, Trieste già nel Medioevo era stata punta estrema dell’Oriente contro l’Occidente rappresentato dalla Repubblica Veneta, minacciosa quest’ultima anche dal mare e attraverso i domini veneziani d’Istria da sud.
Roberto Moro
Quanto imbarazzo per un po’ di giustizia.
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Indignazione, orrore, richiamo ai diritti dell’uomo, richiesta di un ripristino della legalità, denuncia della barbarie. Persino sondaggi casuali che certificano, nell’opinione pubblica, un sorta di presa di distanze dall’evento, un imbarazzo morale e un ripensamento per l’esecuzione che è divenuta assassinio, omicidio programmato e svela il “ruolo genocida della Nato”. Insomma non doveva finire così. E come allora? Una sommaria analisi della cronologia degli eventi offre ragioni di approfondimento, analisi e modelli interpretativi che, in qualche modo, spiegano l’epilogo tragico di un evento tragico in sé. Ggheddafi, per sua reiterata ammissione, si era impegnato a morire martire nel suo Paese e cioè a non rinunciare in alcun modo al potere. E questo potere era un potere criminale e cioè un uso criminale del potere sull’arco di un lungo corso di tempo che ha trovato puntuale conferma nella gestione del conflitto civile.
Storia&storici è diretto da Roberto Moro
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