Tag Titolo Abstract Articolo
www.storiaestorici.it
storia, storie, narrazioni
Roberto Moro
Si si, no no, si si … ???
Molto rumore per nulla
immagine
Il cambio generazionale è una esigenza biologico-darwiniana di ogni ecosistema, “mors tua, vita mea”. Matteo Renzi è stato ed è il campione della generazione dei quaranta, cinquantenni salita sulla scena: ha quanrant’anni, non è laureato, si nutre di spettacolo, di pubblico, e clac, clientele, del “tutto esurito”, di successo e arroganza, di improvvisazione mediatiche e recita “a soggetto” la metafora sprotiva di che combatte per vincere. Appartiene all’universo di tutti coloro che rischiano l’esodazione, la perdita del “posto” di lavoro per effetto della velocità del “cambiamento”. E per lui è finita proprio così.
Chrystia Freeland
l’era della plutocrazia totale e il capitalismo clientelare
immagine
"La tecnologia avanza a passi da gigante e allo stesso modo avanza la disuguaglianza economica", afferma la scrittrice Chrystia Freeland in un fervente discorso delinea l'ascesa di una nuova classe di plutocrati (estremamente potenti proprio perché estremamente ricchi). le nuove tecnologie e la globalizzazione più che diminuire il divario di reddito, concorrono ad alimentarlo. E la Freeland espone i tre principali problemi della plutocrazia ... e un barlume di speranza.
“Parigi o cara”: 7, 8, 9, 10, 11, 12, 14 … gennaio 2015
La Patria è in pericolo?
immagine
Vi è piaciuta la vignetta? Vi ha fatto ridere o sorridere? La catena sodomitica in virtù della quale lo Spirito Santo penetra il Figlio e il Figlio a sua volta il Padre Eterno è, per chi non lo avesse capito al volo, una “satira” e una denuncia dell’ondata di pedofilia e pedofili che ha macchiato, da qualche tempo, la sacralità della Chiesa Cattolica. E questa sacralità è stata dissacrata con forza. Charlie Hebdo è stato anche più netto e “mordace”, si fa per dire; nei confronti delle degenerazione del fondamentalismo islamico, la mano è stata pesante: “le Coran c’est la merde”. Cominciamo da qui un piccolo viaggio di riflessione sulle vicende parigine, un viaggio che si apre d’innanzi a una strada molto affollata e pericolosa, tortuosa e piena di ostacoli, primo dei quali non essere capito ed essere frainteso. Intendiamoci nessuna presa di posizione diretta, nessuna sentenza, nessuna morale da fare a nessuno. No, ma il libero esercizio di un diritto di critica e l’esercizio di quella libertà di pensiero e di pensare, del diritto di partecipare le proprie opinioni che da qualche giorno costituisce l’Autodafé dell’Europa tutta e di tutto il benamato Occidente. E la morale, se di morale si tratta, di questo viaggio, o almeno il suo primo passo e la sua conclusione è il seguente: “Je suis charlie” ? Sì e no. E forse più no che sì.
Parigi o cara, 7, 8, 9 dicembre 2015
... dietro alla quinte, dietro agli slogan
immagine
La Francia non ha sicuramente al coscienza pulita negli affari mediorientali e nordafricani, ma è stato uno dei paesi meno coinvolti nel recente passato (Libia a parte), uno dei più critici nei confronti degli interventi americani in Iraq e Afghanistan. È chiaro a tutti: uno dei paesi più tolleranti (per demerito di altri forse) e la nazione laica per eccellenza. Uccidere quattordici persone per delle vignette sul Profeta?
Il Manifesto del declino
27 novembre 2013: una data da ricordare ?
immagine
E la domanda è: la decadenza del leader maximo dal suo ruolo parlamentare e l’esecuzione effettiva della sentenza che lo trasforma nominalmente in delinquente, sono davvero in grado di disaggregare le forze in campo? L’atto parlamentare di esclusione segna davvero il suo declino e il suo reale abbandono della vita politica, economica, sociale e culturale del Belpaese? Come e in che modo è possibile cancellare il passato per “ripristinare” la “normalità” (e cioè la legittimità) della vita istituzionale (e costituzionale) della Repubblica? E cosa significa davvero questa “normalità” se non una ri-voluzione: un ritorno a un altro passato ormai remoto? A tutta prima, purtroppo, la deriva dell’azione politica nel Belpaese si annuncia, a partire da oggi, violenta. Violento ancorché legittimo è l’atto stesso della decadenza, violenta le reazione annunciata, violento il clima che ha generato questi stessi eventi e forse quello che li seguirà.
Manifesto del declino – conclusioni
Il ritorno e “de reditu suo”
immagine
18-20 aprile 2013, Montecitorio - Nell’unità di tempo e di luogo, in un corso fulmineo del tempo teatrale, l’azione teatrale si è risolta in unico atto e su una unica scena, quella di Montecitorio. Fuori Marini, fuori Prodi, fuori Bersani, fuori la Bindi, fuori Grillo, fuori Rodotà, fuori maschere e comparse: entra il coro. In un corso precipitoso di eventi, abbiamo assisto alla rinascita del canone tragico greco. Eravamo a Epidauro, Siracusa, Delfi, Delo, Olimpia, eravamo in un santuario a celebrare coralmente la forza irresistibile del fato. Fantastico. Fantastico nel senso che, come sempre, la realtà supera ogni possibile fantasia: una esperienza davvero indimenticabile. I padri uccidono i figli, i nemici si scoprono amici, gli Dei accecano e fanno impazzire chi resiste alla forza del destino e dovrà perdersi perché resiste al destino fissato dalle leggi imperscrutabili della natura umana. Tutto appare perduto e il tempio in rovina. Poi il miracolo atteso … applausi, scende il sipario.
Anna Vanzan - Recensione
A cura di Bassam Haddad, Rosie Bsheer e Ziad Abu-Rish
immagine
Primavere arabe, rivoluzioni arabe, rivolte arabe: questi gli appellativi dati ai movimenti civili che dalla fine del 2010 hanno squassato le regioni del sud Mediterraneo. In realtà, quanto sta succedendo nelle regioni costituisce un evento senza precedenti: sono processi ancora in divenire che hanno già scardinato l'immaginario, diffuso in occidente, che ritrae un modo arabo immoto e restio all'innovazione; mentre hanno restituito agli arabi la consapevolezza di essere capaci di produrre cambiamento scendendo in piazza e riappropriandosi dello spazio pubblico.
Antonio Martelli
una storia del nostro presente
immagine
Nella storia degli Stati Uniti nessun presidente ha affrontato le elezioni con dati altrettanto negativi di quelli coi quali Obama sta affrontando le prossime. Una disoccupazione sugli standard americani ancora molto elevata, un tasso di approvazione nei sondaggi costantemente inferiore al 50% e la diffusa percezione da parte dei cittadini che la direzione intrapresa non è quella giusta, apparivano fino all’estate avanzata ostacoli molto difficili da superare. Alla vigila del voto l’uragano Sandy ha di fatto paralizzato il dibattito e il confronto tra due candidati che sembrano condannati a un testa a testa che crea suspance. Ripercorriamo la trama di questo evento i cui esiti decidono anche del nostro destino.
Antonio Martelli
Cronache della crisi 3 – settembre 2012
immagine
La situazione dell’Euro, in questa ripersa autunnale, appare indubbiamente meno grave di uno o due mesi fa. Ma sarebbe un’illusione ritenere che l’euro sia ormai fuori pericolo: i rischi che incombono sono invece ancora elevati. Ma sarebbe un’illusione ritenere che l’euro sia ormai fuori pericolo: i rischi che incombono sono invece ancora elevati. L’Italia in particolare si è trovata sull’orlo dell’insolvenza almeno tre volte, negli anni Settanta, all’inizio degli anni Novanta e adesso. E la causa era ed è sempre la stessa: l’incapacità di tenere sotto controllo i conti pubblici, infischiandosi dell’articolo 81 della Costituzione, nonché di introdurre nel sistema economico i cambiamenti imposti dalla globalizzazione e dall’evoluzione tecnologica. E ogni volta il rimedio è stato sempre lo stesso perché nell’immediato non ce n’erano altri: imporre sacrifici alla parte più disagiata della popolazione, alimentando così quel distacco dalla politica di cui poi ci si lamenta tanto.
Antonio Martelli
Cronache della crisi 2 – agosto 2012
immagine
La crescita economica dell’Eurozona è debole nella media ed è negativa in Italia, Spagna, Portogallo e Grecia. Il debito pubblico di questi paesi continua a salire, anche se a velocità inferiore a quella del recente passato. Ma il punto forse più delicato è che il dibattito sulla crisi e l’inafferrabile ripresa sta diventando un dibattito su cosa fare dell’euro. Soprattutto nei paesi in maggiore difficoltà, Grecia e Italia in particolare, ma anche altrove, negli ultimi mesi molte voci si sono levate in favore dell’abbandono della moneta unica.
Inizio
<< 10 precedenti
Storia&storici è diretto da Roberto Moro
questo sito è stato realizzato con il CMS Journalist | About | Contact