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storia, storie, narrazioni
Roberto Moro
28 dicembre 2012 e dintorni
ma copione e attori son sempre gli stessi
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La campagna elettorale è cominciata, il quadro politico è all’insegna della frantumazione. 200 liste elettorali, altrettanti movimenti e gruppi, clientele e parentele. È la rissa e la riffa: c’è posto per tutti. Di programmi non si parla più, vanno di moda “agende”, “manifesti”, “progetti”. L’esperienza del Governo Monti, l’onda lunga del governo tecnico, sembra aver orientato il corso della prossima competizione su un interrogativo semplice e drammatico: le tasse dobbiamo pagarle si o no? Sono tutti in scena per questa rappresentazione e nei media TV, quotidiani, periodici, cartelloni, comizi e convegni è già il tutto esaurito: centinaia di ore per rispondere al quesito e a tutte le possibili varianti. Il Belpaese è un paese di spettatori.
21/22/23 dicembre 2012
Dall’ “agenda” al partito.
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C’è ancora un sacco di gente da sistemare, è la ressa: tutti dentro, tutti contro tutti e la “ricomposizione del quadro politico” auspicata da Monti promette esclusioni. Berlusconi, Tremonti, la Lega sicuramente fuori e nessuna ammucchiata. Escluso anche il PD: il “blocco” è al centro e la sua centralità fa l’Italia bloccata di sempre. Però a tutto si può rimediare, ripensarci, “rovesciare” i tavoli del gioco. Si pensa a un rinvio delle lezioni per smistare il traffico e rifare la conta. L’orchestra accorda gli strumenti in attesa del direttore, la gente è in sala e il programma del concerto ancora non c’è. Nell’elettorato c’è impazienza, disagio, disaffezione e farsi rimborsare il biglietto è impossibile. Le regole dello spettacolo sono ferree: prima o poi si va in scena. Che fatica per arrivare alla fine del tutto scontata della rappresentazione, il Secondo governo Monti. Questa per ora è l’unica certezza, il traguardo agognato.
Riccardo Orioles
La mafia, la politica e altre storie
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Mettete un giornalista geniale e irregolare dentro le vicende più incandescenti degli ultimi decenni, nella Sicilia che vive le tragedie della mafia e le farse del potere. E poi nell’Italia che passa da prima a seconda Repubblica e che si divide come in un derby impazzito sui giudici e sulla legalità. O che scopre il razzismo nella sua pancia ormai benestante. E chiedetegli di testimoniare il suo tempo, di dar conto delle rivolte di preti e di ragazzi e di operai o del fluire apparentemente quieto della vita quotidiana con i suoi paesaggi e i suoi piccoli e grandi protagonisti. Dello scorrere di un’altra idea di sinistra sotto la pelle della politica. Della grandezza degli eroi moderni. Delle culture e dei modi di essere e pensare. E avrete questo avvincente, originalissimo affresco che si srotola come una sorpresa continua, raccontando come raramente li avete sentiti raccontare gli ultimi trent’anni di storia italiana.
Gian Carlo Caselli
Perché l’Italia ha sconfitto il terrorismo e non la mafia
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Nel 1992-93, superato lo sbandamento immediatamente successivo alle stragi, sembravano esserci le condizioni necessarie perché - così come si era verificato per il terrorismo - tutti, o la stragrande maggioranza del Paese, vedessero la mafia come un nemico alieno da ricacciare indietro e da sconfiggere. Se le stragi avevano fatto correre all'Italia il pericolo di essere risucchiata in un buco nero sempre più cupo e profondo, ora si invertiva la tendenza. Proprio quando tutto sembrava perduto.
Il Sacco del Nord
Inchieste e ricerche
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Regioni come la Lombardia, il Piemonte e la Liguria, che costituiscono una buona parte del motore economico del nostro paese, conoscono ormai da parecchi anni il cancro delle mafie. Oramai non è nemmeno più corretto parlare di infiltrazioni. La ‘ndrangheta al Nord è forte e radicata. Talmente radicata da avere, in alcune regioni, spinte “federaliste” rispetto alla casa madre calabrese. Potere, violenza, controllo del territorio. E poi ovviamente ci sono i rapporti con professionisti e imprenditori del Nord, politici e burocrati, comunità straniere e processi di internazionalizzazione. Oggi la mafia ha a Milano più amici di prima. Ma, per fortuna, anche nemici. Si profila un aspro confronto civile, non guardie contro ladri, ma culture contro culture, ambienti sociali contro ambienti sociali. Il Nord, divenuto bacino di coltura delle organizzazioni e di innumerevoli connivenze e compiacenze, è fortemente risucchiato dal Sud in un processo storico di unità alla rovescia e messo a sacco da tutti coloro che accettano l’illegalità come necessità di sopravvivenza e pratica di vita. Il saccheggio vero è quello della democrazia.
cronologia di una conquista
le Mafie al Nord e in Lombardia1950-2010
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A partire dagli anni ’60 la presenza dei criminali mafiosi assume la forma di un vero e proprio contagio sociale e morale del territorio lombardo. Il fenomeno trova oggi uno stabile radicamento per effetto della capacità delle cosche, soprattutto di quelle calabresi, di rigenerarsi tramite l’entrata in gioco di figli e familiari di capi-cosca arrestati e condannati all’ergastolo o a pene elevatissime negli anni ’90; il contesto di “disattenzione” per l’esplosione del tema della percezione della sicurezza, ha invece spostato i riflettori sulla microcriminalità collegata alla presenza di stranieri e di altri soggetti operanti sul terreno della devianza sociale.
Fabio Abati - Igor Greganti
La nuova terra dei "padrini" del Sud
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Si incontrano a Varese, nel Bergamasco, in una pizzeria sul lago di Garda o lungo la via Emilia. E mentre in televisione trasmettono le fiction su Riina e Provenzano, i boss di Cosa Nostra, camorra e 'ndrangheta, da anni, hanno attaccato anche la "famosa" Padania. Quelli del nord, poi, quando c'è da far girare soldi non hanno scrupoli. Banchieri e bancari "ci stanno", così come imprenditori e professionisti. E per i padrini del sud diventa tutto molto facile... L'indagine di due giornalisti per smitizzare, chiarire, denunciare che questo Paese, che in molti vogliono diviso, è nella realtà unificato dal denaro e dalle organizzazioni criminali, con la compiacenza di molte persone "per bene".
Valerio Federico
Un sistema di potere e il sacco della democrazia
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Questo intervento di Valerio Federico pubblicato sul sito ilpunto-borsainvestimenti.blogspot in 9 giugno 2011 non è per nulla invecchiato e torna di estrema attualità a corollario della vicende di malaffare che da anni tormentano la Regione Lombardia e la sfera di potere della sua classe dirigente. Offrono un quadro sostanzioso, ma non certo esaustivo degli intrecci tra politica e affari che fanno da terreno di coltura a quello che può essere definito come un saccheggio della democrazia e delle risorse della Regione di eccellenze, “virtuosa” per definizione. Comunione e Liberazione ha realizzato con la sua pratica di governo lo strumento più efficace e rispondente ai suoi obiettivi di corporativizzazione e confessionalizzazione della società, a partire da quella lombarda, e mediante la sistematica acquisizione e gestione del potere politico, religioso, economico, finanziario. Vi è un trend in corso da anni che vede l’espansione della presenza della Compagnia delle Opere nel centro sud, regioni “rosse” comprese e, parallelamente, la penetrazione delle cooperative rosse al Nord, Lombardia in primis.
Mario Draghi
aspetti sociali ed economici
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La criminalità organizzata può sfibrare il tessuto di una società; può mettere a repentaglio la democrazia, frenarla dove debba ancora consolidarsi. Ma anche altre regioni d’Italia non possono più considerarsi immuni dal virus mafioso. Le opportunità connesse con il maggior sviluppo economico e finanziario del Centro Nord inevitabilmente attraggono l’interesse delle cosche. Già nel 1994 la Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia (Commissione Antimafia) certificava l’esistenza di “una vastissima ramificazione di forme varie di criminalità organizzata di tipo mafioso, praticamente in tutte le regioni d’Italia”
Roberto Moro
una epopea vernacolare del Belpaese
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E’ possibile definire il metodo di governo dell’economia, come declinato da Formigoni e Comunione e Liberazione, come la “sussidiarietà dei favori”. Tutto è ricondotto alla comunità (di affari) che si costituisce su un senso di responsabilità delle convenienza (lealtà) nello scambio di reciproci favori. È un caso unico in Europa: il privato da supportare viene selezionato sulla base della fedeltà all’impronta ideologica/confessionale che può lasciare nella società milanese e lombarda: fare proseliti e cooptare. Gli effetti pratici sono sotto gli occhi di tutti. I capi, tra banchetti e libagioni, viaggi faraonici e feste da mille e una notte a spese dei contribuenti, si attribuiscono feudi, privilegi, sfere di influenza e spartiscono il bottino del saccheggio. Si nominano centinaia di fedelissimi a governare le imprese partecipate. Si controllano le banche, le fondazioni, le imprese. Si fa cassa con il denaro pubblico, si da lavoro, si finanziano amici e clienti. Si crea insomma una zona grigia e pericolosa dove interessi pubblici e privati, servizio pubblico e proprietà privata si confondono. La regione Lombardia è una riserva di caccia blindata, il sistema vive sulle erogazioni di pubblico e innovazione, crescita, sviluppo, servizi sono formule puramente teoriche.
Storia&storici è diretto da Roberto Moro
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