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storia, storie, narrazioni
Roberto Moro
Silvana Patriarca
La costruzione del carattere nazionale
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Mancava, nel panorama storiografico italiano, un libro che ripercorresse con puntualità la complessa vicenda delle auto-rappresentazioni degli italiani e del discorso sul "carattere nazionale". In "Italianità" Silvana Patriarca, professoressa di Storia europea contemporanea alla Fordham University di New York, conduce il lettore attraverso due secoli di giudizi sprezzanti e auto-assoluzioni, anatemi ed esaltazioni, stereotipi e generalizzazioni, miti guerrieri e miti mammoni, servendosi di opere letterarie, articoli giornalistici, saggi politici e film che hanno diffuso le immagini più diverse sull'indole, sulla natura, sulle disposizioni caratteriali degli italiani. Viene documentato il peso notevole esercitato sugli intellettuali italiani dallo sguardo degli stranieri, ora detestati per i loro ingenerosi attacchi, ora presi a modello da imitare per diventar Paese moderno e civile; e si scoprono i sentimenti ambivalenti di molti scrittori, pubblicisti e politici italiani, oscillanti fra la rivendicazione di primati, fino alle punte ridicole della propaganda nazionalista, e la denigrazione senza appello della mollezza, dell'ignavia e della doppiezza dei loro connazionali.
GovernoRenzi-3
una rinascita democratica?
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Lo spettacolo è in diretta e coinvolge un pubblico sempre più stanco. Quanto durerà Renzi? Sarà approvata la legge elettorale? Si faranno davvero le riforme “strutturali”? I “patto del nazzareno” che ruolo avrà nelle prossime puntate? E la crescita, l’occupazione, il deficit, il debito pubblico? E i “poteri forti”? I tagli, la riduzione della spesa pubblica, il “cambiamento”, l’inversione di rotta? Sono questi gli ingredienti dello spettacolo della politica in politichese che tengono in piedi il racconto quotidiano. E lo spettacolo è questo.
governorenzi - 2
L'Italia, che gioia!
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“Noi vogliamo cantare l’amor del pericolo, l’abitudine all’energia e alla temerità. Il coraggio, l’audacia, della nostra rottamazione, saranno elementi essenziali della nostra politica. La politica esaltò fino ad oggi l’immobilità pensosa, l’estasi e il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo, il pugno”. La novità, per chi non lo avesse capito, sono le RIFORME. Tutte le RIFORME e solo RIFORME, nient’altro che le RIFORME, se ne parla da vent’anni, ma ancora non si sa bene quali e perché. Sono le RIFORME, le RIFORME e basta.
Governorenzi1 - Il Manifesto del declino
I primi 131 giorni del Governo Renzi
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Gli annunci si susseguono a ritmo incalzante: una rifoma al mese (in Italia!). Cambia il lavoro, cambiano fisco casa e pensioni, cambia la RAI, cambiano le professioni, le famiglie, i tribunali, cambia la scuola e l’Università, il CNEL, la legge elettorale, il Senato, la Costituzione e … l’elenco non è finito. Si cambia anche l’Europa, “perché cambiare è il nostro stile di vita”, è stato detto ad Obama. L’epoca delle barzellette è finita e adesso,ora, si fa sul serio.
Angelo d'Orsi
Il pensiero politico in un secolo e mezzo di storia
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Il volume di Angelo d'Orsi risale lungo le correnti del pensiero politico italiano, ne indaga testi e autori di riferimento e cerca di restituire la temperie culturale di ogni stagione politica dall'unità ad oggi. Lo sguardo dell'autore, professore dell'università di Torino, è vigile nel cogliere e nel segnalare i rimandi fra strutture discorsive, figure retoriche e luoghi comuni dialettici che si susseguono e si aggiornano di decennio in decennio. Ne emerge l'immagine di un Paese in cui le istituzioni della democrazia nel senso più moderno sono perennemente gracili ed esposte, con fondamenti incerti nel sentire comune del Paese. Dal sorgere del chiassoso nazionalismo interventista alla finta modernizzazione del ventennio mussoliniano, passando per la pronta "normalizzazione" postbellica delle istanze di rinnovamento di origine resistenziale, si approda alla vicenda dell'Italia repubblicana e agli esiti infelici dell'avventura neopopulista.
Matteo Landoni
una bottega di buone intenzioni, un festival delle retorica
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Innovazione è ormai una parola di uso comune, inflazionata e svalutata. Ma nel nostro paese si è formata una “cultura” dell’innovazione? E davvero vi è una politica dell’innovazione? Una rilettura attenta dei discorsi programmatici dei Governi repubblicani offre qualche sorpresa: un lessico povero e incerto, un balbettio e un festival delle retorica.
Giro, girotondo, gira il mondo …
2013 - Scene e racconti del Belpaese
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A osservare la scena del Belpaese, quella di ieri, di oggi e di domani, a seguire i racconti dei media, viene qualche legittima curiosità, qualche momentaneo interrogativo. E la domanda è: a chi mai il Presidente del consiglio dei ministri (che per impropria convenzione chiamiamo “premier”) chiederà la “fiducia” per proseguire nell’azione di governo? A quale possibile maggioranza? Con quale programma di sopravvivenza? E nell’interesse di chi? E infine: esiste ancora quel comune sentire che chiamiamo “politica” o siamo già passati a quello “squadrismo populista” che chiamiamo “antipolitica”?
Manifesto del declino febbraio-marzo
No: il Paese è davvero fottuto
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Quale governo, quale maggioranza affronterà l’anno mirabilis 2013 che è appena cominciato sotto sinistri auspici? Siamo poi così sicuri che non verremo alle mani, che bastino le organizzazioni criminali e le reti di potere in essere per garantire un minimo di socialità e di sicurezza? Può la violenza di Grillo e di Berlusconi contenere e assorbire altre violenze? E questa violenza, questa invocazione verso un potere assoluto intollerante di ogni controllo, chi difende davvero e chi rappresenta? Che futuro si attendono e ci offrono questi falliti oltre i confini del loro fallimento?
Manifesto del declino - 2013
Roberto Moro
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Lo spettacolo è quello di un Paese bloccato, immobile, rassegnato, ripiegato su se stesso che non riesce a trovare la forza per reagire alla malattia, assistito da un nugolo di medici scarsamente dotati, nella migliore delle ipotesi, o interessati a che la malattia si protragga per continuare ad esercitare il proprio controllo sul malato, in quella peggiore. I medici sono la metafora della nostra classe dirigente generale, di quella classe che, come dice il nome, dovrebbe avere il compito ed il dovere di dirigere il Paese e avere cura del benessere dei suoi cittadini. Di quella classe che dovrebbe affrontare e risolvere i problemi, indicare la mèta, mettere a punto il progetto ed impegnarsi a realizzarlo, coinvolgendo i cittadini di ogni ordine e grado. Una classe dirigente che dovrebbe produrre buoni esempi e buone idee e farsi carico delle esigenze e dei bisogni generali e soprattutto di rappresentare nel migliore dei modi il Paese nel proscenio internazionale e che lo sta consegnando alla criminalità organizzata e al declino civile. Per farci un’idea del Belpaese e del suo declino divenuto ormai un luogo comune.
dossier Storia & Storici
Novembre 2011 - Dicembra 2012
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il governo di Mario Monti non ha fatto Storia, ma appartiene alla cronaca del Belpaese al pari degli altri 63 governi della vicenda repubblicana. Le sue date si confondono nella memoria e le declamazioni degli eventi appartengono alla retorica politica della nostra comunicazione tradizionale. Possiamo oggi, nei giorni del suo epilogo, rubricare agevolmente questo governo nella fase di progressivo declino della istituzioni e di quel “sistema paese” che ne genera la lenta, graduale usura: una sorta di transizione infinita e senza meta verso la modernità che dura ormai da secoli e fa la specificità del Belpaese nel suo confronto internazionale. E in questo senso proprio il governo Monti si configura come un vero e proprio “manifesto del declino” nazionale. Proprio per cogliere la fragilità dell’esperienza politica appena conclusa, un richiamo dei singoli eventi che la hanno caratterizzata è opportuno.
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