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storia, storie, narrazioni
Roberto Moro
Clio ‘92
La storia da insegnare e l’uso delle nuove tecnologie informatiche
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A Bellaria, il 28 novembre 1998, la prima Assemblea Nazionale di “CLIO '92” approvò le linee direttrici e la bozza di un documento che rappresentava un primo orientamento dell'operare dell'Associazione. Su mandato dell’Assemblea il comitato direttivo ha messo a punto le Tesi sulla didattica della storia, che vengono presentate alla seconda Assemblea Nazionale dell’Associazione (Bellaria, martedì 7 dicembre 1999) come manifesto dei principi a cui i membri dell’Associazione intendono ispirare le attività all’interno dei gruppi di ricerca. Queste tesi hanno lo scopo di definire una piattaforma teorica che giustifichi la nascita e la vita di un’associazione di gruppi di ricerca sui problemi dell’insegnamento della storia. L’associazione e i gruppi che ne fanno parte e i singoli membri che agiscono in nome dell’Associazione prendono a riferimento le idee teoriche, le finalità, i modi di ricerca e di intervento qui definiti. Le tesi funzionano da manifesto dell’identità dell’Associazione e da garanzia delle caratteristiche e della qualità della sua attività.
33 anni di Rivoluzione Islamica
Anna Vanzan
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Questi oltre trent'anni di Rivoluzione sono oggetto di una vasta produzione di libri, saggi e pubblicazioni on line, ovviamente di disuguale valore e spessore. Parecchia letteratura di qualità proviene dagli Stati Uniti, dove la diaspora iraniana costituisce in larghissima misura la comunità di studiosi iranisti: ciò comporta, altresì, che il discorso sulla contemporaneità sia viziato da posizioni personali che talora si lasciano prendere la mano dall'enfasi “politica”. Questa bibliografia, ben lungi dal voler essere esaustiva, seleziona alcune opere in base sopratutto alla loro accessibilità (ad es., perché redatte in lingua italiana) e utilità nel costituire una base di partenza per ulteriori approfondimenti e sviluppi. Si è presa in considerazione la letteratura più recente e riguardante solo alcuni aspetti dell'Iran contemporaneo, in particolare, storia, società, politica internazionale.
Martino Mora
Avventura e destini della modernità politica
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A partire dalla Rivoluzione francese, i movimenti politici radicali hanno mirato a ricostituire - su basi laiche ed immanenti - l'unità collettiva della società, andata perduta a causa della secolarizzazione e dell'affermazione del mercato e dello Stato moderno. Durante i secoli XIX e XX questa tendenza è divenuta più forte, fino a sfociare nel comunismo e nei fascismi. Questi tentativi di ricostituire un'identità collettiva attraverso l'occupazione dello Stato, l'indottrinamento e la mobilitazione permanente della società, si legarono allo strapotere di un partito e di un uomo. Hanno dato vita a regimi nemici di tutte le differenze, che non potevano durare e che non sono durati. Ed hanno lasciato solo macerie. Ciò nonostante la storia degli ultimi secoli ci invita a riflettere sulla vacuità di senso della democrazia individualistica.
Pierpaolo Lauria
Risorse e rischi in storiografia: la vita e lo specialismo
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La pagina scritta prende vita solo quando circola tumultuosamente sangue tra le innervature delle righe e le parole cominciano a pulsare come muscoli elettrizzati; allora la pagina si arroventa, prende fuoco e finalmente riscalda l’animo del lettore, perché la vera conoscenza è calorosa. In un passo splendido, forse uno dei più belli della storiografia di ogni tempo, di grande fascino e potenza evocativa, da cui si resta abbagliati per l’eleganza letteraria e la raffinatezza stilistica di cui è rivestita la prosa, un dioscuro delle Annales, L. Febvre, “compagno di battaglia” più anziano di M. Bloch, invitava i giovani aspiranti storici a non votarsi ai morti, ma a coltivare la vita e a intrecciare continuamente e ininterrottamente rapporti con lei per averne frutti e benefici, nel suo doppio senso di vita intellettuale, senza tralasciare nessuno dei campi del sapere.
Grado Giovanni Merlo
convegno "Un'altra Italia ancora" . 10-11 novembre 2011
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Un’altra Italia ancora. Una delle tante Italie, retrospettivamente possibili, si ritrova nel volumetto da me qui preferito: il volumetto si intitola, in modo brillante ed efficace, Rosso di sera, pubblicato a Firenze dal Ponte delle Grazie nel 1996. Il titolo dall’immediato impatto emotivo, ma di per sé latamente allusivo in riferimento ai contenuti, è seguito da un lunghissimo, esplicativo sottotitolo, che in realtà è doppio: il primo, Nascita e morte apparente dell’utopia socialista in Italia; il secondo, Un secolo di storia, tradizione e cultura di un grande movimento politico. I sottotitoli suggeriscono come si tratti di un’opera non ripiegata su se stessa, ma, per dir così, progettuale: implicante, di necessità, una partecipata e spregiudicata riflessione sul passato in funzione di un auspicato futuro diverso da un presente “disastroso”. Il passato diviene la condizione per articolare il “progetto” e per credere nella sua realizzabilità. Occorre prestare attenzione alle parole e alle espressioni di titolo e sottotitoli. Alceo Riosa non lo nasconde sin dalla Avvertenza, che inizia con le seguenti parole: “Il titolo non tragga in inganno. Questo libro vuole essere tutt’altra cosa di una sorta di Cripta dei cappuccini in versione socialista (…). Il cielo rosso a occidente fa sempre sperare, com’è noto, il bel tempo per l’indomani”.
Roberto Moro
Milano, 3 Maggio 2011
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Ancora una volta la centralità del mistero di Cronos ci ha fatto incrociare le lame: gli dicevo che il nostro tempo, in qualche modo, si concludeva con noi e che il nostro essere nella “storia” con la S maiuscola era un inganno, quasi un condizionamento professionale. Che tutta la storia del mondo, la storia Universale, era lì in quel momento e nella nostra conversazione affettuosa e per questo il valore di quello scambio era l’unica manifestazione autentica della vita.
Arturo Colombo
Corriere della Sera, 6 maggio 2011
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A lceo Riosa, scomparso a Pavia, ha rappresentato una delle voci più originali fra gli storici italiani. Nato a Monfalcone nel 1939, aveva studiato a Roma alla scuola di Franco Valsecchi e di Renzo De Felice. E là si era laureato in Scienze politiche, anche se poi Milano era diventata il centro dei suoi interessi, tanto da insegnare ormai da lunghi anni all' Università Statale, dove parecchie migliaia di allievi hanno seguito le sue lezioni di Storia del movimento sindacale e di Storia contemporanea. Dovessi scegliere così, all' improvviso, sotto lo shock di una notizia tanto dolorosa, non avrei dubbi a indicare, fra i molti testi di Riosa, la raccolta di saggi apparsa nel 1996 da Ponte alle Grazie con un titolo insolito, Rosso di sera, per spiegare - come lui sapeva fare così bene - quella che considerava la nascita e la morte «apparente» dell' utopia socialista in Italia. Del resto, l' interesse a recuperare e chiarire criticamente i momenti-chiave e i leader non già del partito, quanto piuttosto del composito movimento socialista, ha costituito uno dei caratteri e dei pregi del lavoro storiografico di Riosa, fin da quando aveva preparato e commentato una raccolta degli scritti di Angelo Tasca «socialista»; e prima ancora (nel 1984) aveva dato alle stampe Il movimento operaio tra società e Stato (Franco Angeli), allo scopo di illustrare quello che lui stesso definiva «il caso italiano nell' epoca della Seconda Internazionale». Ma la tastiera delle curiosità, e insieme della competenza, di Riosa è molto più ampia; e non è difficile - pur nell' ora amara del distacco, soprattutto per chi l' ha seguito con amicizia e ammirazione - cogliere nei suoi libri l' immagine della notevole capacità, con cui sapeva illustrare tematiche magari fra loro lontane, eppure cariche di significati indispensabili per capire il complicato mondo in cui viviamo. Ripenso, per esempio, al gusto che ho provato, leggendo la sua Storia d' Europa nel Novecento, scritta insieme a Barbara Bracco (Mondadori, 2004), oppure seguendo il suo studio dedicato al Primo Maggio (Giunti), apparso nel 1990. Del resto, Alceo Riosa possedeva una dote, purtroppo rara in altri colleghi: la capacità di avvincere anche quando discuteva temi circoscritti e specialistici. L' ultimo suo volume Adriatico irredento (Guida, 2009), che affronta i complessi rapporti fra italiani e slavi, è lì a dimostrarlo.

 

 Arturo Colombo

Stefano Rolando
Mondo operario. 6 maggio 2011
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Ha dedicato la vita agli studi sul movimento sindacale ed operaio. E proprio il primo maggio ha dovuto chiudere, prematuramente, quella sua vita. Una strana, ormai inusuale e speciale atmosfera ha caratterizzato il suo congedo laico al Cimitero di Lambrate. Sono sempre difficili le cerimonie prive della liturgia e del contesto delle chiese. Il luogo cimiteriale, lo spazio anonimo, l’immensa centralità di una bara, tutto ciò rende la parola essenziale, un’architettura immateriale importantissima. Spesso insufficiente. Questa volta splendidamente accarezzante l’amico, il collega, il compagno, il parente da cui è difficile separare la memoria di infinite vitalità dalla necessità di parlarne al passato.
Pierpaolo Lauria
Avventure ed imprese dell’epistemologia della storia
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La storia è una scienza? Le scienze sono storiche? Una, nessuna, centomila verità nelle discipline storico-scientifiche? Da questi punti nevralgici e interrogativi muove questa riflessione in cerca di una qualche risposta. Tutto cominciò con uno tsunami alla confluenza di due secoli, uno lungo e l’altro breve per inversione di proporzione. In un’atmosfera inverosimile d’incredulità generale le scienze furono scosse dalle fondamenta. Un giovane, che sarà un gigante con l’andar del secolo, Albert Einstein, scopriva, in quel crocevia epocale, la relatività, che già la geometria si era scissa da Euclide ed era dietro l’angolo, a un sol passo Heisenberg e la sua rivoluzione in nome del principio d’indeterminazione. In quest’epoca straordinaria di crisi e d’oro, l’epistemologia razionalista italo-francese riconobbe i tratti umani e le vene perdute del tempo nella scienza. Vide, con occhio di lince, nel suo parco giochi, un altalena dondolare tra ragione ed esperienza. Sull’altalena, che non ha padroni, stanno sicuri gli scienziati della natura, salgono comodamente anche quelli del vivente, e senza paura prendono posto pure quelli dell’uomo, come ci hanno insegnato due grandi storici: Gaetato Salvemini e Arnaldo Momigliano. La scienza è questo gioco, a cui prende parte anche l’arte. Fantasia ed immaginazione la spingono a nuovi voli e a più alte cime di conoscenza. Il gioco scientifico, al pari degli altri, è difatti composto da ruoli e parti. Ragione ed esperienza, estetica ed etica sono tutti giocatori della grande e interminabile partita della scienza.
saggio - Pierpaolo Lauria
Arnaldo Momigliano e Delio Cantimori a confronto
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La divulgazione è un processo di mediazione, si può paragonarla alla traduzione, che non avviene però tra due lingue diverse, ma entro uno stesso codice tra livelli linguistici differenti. Tutto ciò presuppone l’analisi attenta e la conoscenza particolareggiata del pubblico, del destinatario (delle sue caratteristiche età, sesso, ecc., del livello culturale, di quello di scolarizzazione, dei suoi interessi), dell’informazione, se si vuole che la trasmissione, la comunicazione abbia successo; pertanto la scelta dell’argomento è fondamentale, ma non sufficiente, perché la divulgazione riesca, occorre “prospettare originalmente i problemi”, vale a dire adattarli ai fruitori, ai ricettori e quindi sulla base delle loro caratteristiche utilizzare un linguaggio chiaro, comprensibile e lineare per il lettore.
Roberto Moro
Le strutture mentali della società di Antico regime
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Il grado di specializzazione del tempo, proprio alla civiltà contadina, non deve andare oltre i rapporti che si istituiscono tra le fasi biologiche del corpo umano e il miracolo continuamente ripetuto della natura che l'uomo deve sfruttare. La vita dell'uomo e le stagioni della natura con moto perpetuo si sovrappongono, si integrano in un sistema ciclico entro il quale si realizza il triplice accordo tra natura, uomo e società. La storia del tempo nella società rurale è dunque un continuo succedersi di patteggiamenti tra la vita biologica dell'uomo, le epoche della natura, la produzione. Nascita, vita, morte e riproduzione o, se si preferisce, resurrezione sono i ritmi sui quali si co¬struisce la circolarità dell'esistenza. La produzione della collettività rurale e le tecnologie che la consentono non abbisognano di altri confini.
Saggio - Roberto Moro
canoni storiografici e problemi di metodo
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Linearità del tempo, centralità dell’uomo (più precisamente del soggetto): il fondamento di quella esperienza esclusiva del pensiero occidentale della modernità che chiamiamo Storia (nessun altra cultura ha elaborato questo strumento conoscitivo della realtà) si è definitivamente compiuto. Questi due assunti o “credenze” (nel senso letterale di “miti” e cioè di “azione narrative”) consentono una progressiva umanizzazione del tempo e offrono la tecnica per la sua domesticazione in vista di un definitivo dominio. Letto in questa prospettiva, quel processo di laicizzazione, quel “disincanto” del mondo che chiamiamo modernità, altro non è che un processo autopoietico (ma anche mitopoietico) dell’humanitas, del suo percorso di divinizzazione e di una rottura progressiva con i tempi e i ritmi della natura. È il ciclo della vita umana, certificato dalla “storia di vita”, che fornisce la misura del tempo. L’intreccio e il composto di queste credenze, la linearità del tempo e la centralità del soggetto, prende forma e si realizza in occasione della Ri-nascita del mondo antico, la riscoperta di un paradiso perduto, che è compito degli storici e della scrittura del tempo, la storiografia, riportare in vita con operazioni alchemiche di virtualizzazione, con la costruzione di scenari e mondi virtuali.
Saggio - Roberto Moro
divagazioni su tempo, memoria, ricordi e racconto
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Diciamo che il Tempo esiste perché noi viviamo nel tempo. Ma dire che esiste non significa nulla perché non ne definisce le proprietà e non lo rende conoscibile. Anche dire che noi viviamo nel tempo non significa nulla perché è la vita, evento incerto e momentaneo, a prevalere sul tempo e definirne in qualche modo la sostanza e la funzione attraverso i ricordi e la loro narrazione che li trasforma in eventi. Forse dovremmo rinunciare all’idea stessa di tempo come oggetto di indagine perché, così pronunciato, perde di dimensione e si confonde con un continuo e una presenza, l’eternità, che è assenza di tempo. E se accettiamo l’assunto che l’Essere è il Tempo, dovremmo rinunciare all’Essere e limitarci semplicemente a vivere nel mondo, esserci davvero. Forse per vivere davvero e comunicare con tutte le circostanze del mondo e tutti i tempi che esse generano e praticano, dovremmo anche rinunciare all’idea di passato, presente e futuro come un canone necessario e coerente per spiegare il cammino dell’umanità e ricondurre gli eventi alla nostra strategia di scambio con tutte le cose del mondo.
Paul Davies
L'universo dopo Einstein
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Da sempre l'uomo è affascinato dal mistero del tempo. I primi scritti sulla natura del tempo rivelano ansia e confusione. Gran parte della filosofia greca ha cercato di attribuire un senso al concetto di eternità in opposizione a quello di transitorietà. La nozione di tempo si trova al centro di tutte le religioni del mondo, ed è stata per secoli fonte di molti conflitti dottrinali. È possibile oggi tracciare una storia del Tempo?
Julian Barbour
una rivoluzione prossima ventura
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Questo libro è costruito intorno a tre domande: che cosa è il tempo? cosa è il mutamento? quale è il modello dell’universo? L’unico modo di rispondere a queste domande è partire dai fondamenti della nostre teorie più accreditate per penetrare a fondo nell’architettura della natura. Quale parte gioca il tempo in queste teorie? Siamo in grado di stabilire quale sia lo scenario defintivo per ciò che accade nel mondo?
Giuseppe Galasso
Lo stato della ricerca storica in Italia
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Quale è il ruolo della storiografia nel secolo della globalizzazione e della rottura dei tradizionali confini di spazio e tempo che la cultura della modernità aveva fissato per un racconto unitario della storia universale? Che responsabilità portano gli storici nella costruzione del nostro tempo presente? È possibile una storiografia oltre i canoni del nazionalismo e dell’ideologia? Nel pluralismo delle voci dei maggiori satirici italiani del Novecento è forse possibile rispondere a questi interrogativi.
per il giorno della memoria 2011 - Laura Tussi
Dalla Shoah all’attualità dell’intercultura
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Oltre agli ebrei, il sistema nazifascista ha schiavizzato e assassinato milioni di persone tra cui zingari, disabili fisici e mentali, polacchi, prigionieri di guerra, sovietici, sindacalisti, avversari politici, obiettore di coscienza, omosessuali e ancora altre tipologie di persone diverse e colpevoli solo di esistere in quanto tali. È importante trasmettere la conoscenza degli eventi alle nuove generazioni partendo dal dialogo e da percorsi di memoria individuale e collettiva a partire dalla conoscenza di sé e degli altri, dei propri compagni di classe, degli insegnanti nell'ambito della comunità educante. Come sostiene Moni Ovadia, “La bella utopia” è un mondo dove non esistano patrie e nazioni, frontiere e burocrazie, limiti e confini, ma comunità educanti aperte all’accoglienza, al dialogo, al cambiamento rivoluzionario, al progresso costruttivo, senza stereotipi e pregiudizi, nel rispetto delle culture altre, nella coesistenza pacifica, che agevola il confronto tra diversità interculturali e differenze di genere ed intergenerazionali.
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