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storia, storie, narrazioni
Roberto Moro
25 aprile 2012
Istituto Lombardo di storia contemporanea
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Il Decreto legislativo luogotenenziale 22 aprile 1946 n.185 così recita all’art. 1: «A celebrazione della totale liberazione del territorio italiano, il 25 aprile 1946 è dichiarato Festa Nazionale». Nell’articolo uno si parla espressamente di “Anniversario della Liberazione” e di “Festa Nazionale”. L’anno successivo nella seduta dell’11 aprile 1947 del Consiglio dei Ministri, su proposta della presidenza, viene presentato uno schema legislativo «...con dichiarazione di massima urgenza e con integrazione nel senso di dichiarare Festa Nazionale il 25 aprile 1947 secondo anniversario della totale liberazione del territorio Nazionale». La disposizione festiva viene ratificata, dal Capo provvisorio dello Stato Enrico De Nicola, con Decreto legislativo del 12 aprile 1947, n. 208 che nell’art. 1 prevede: «...a celebrazione del secondo anniversario della totale liberazione del territorio italiano, il 25 aprile 1947 è dichiarato Festa Nazionale». Anche per il 1948 con il Decreto Legge n. 322 del 20 aprile 1948 «A celebrazione del terzo anniversario della totale liberazione del territorio italiano il 25 aprile 1948 è dichiarato Festa Nazionale».
Attilio Mangano
Teorie del capitalismo e teorie dell’immaginario
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Siamo di fronte alla classica rappresentazione stessa del capitalismo come macchina totale che ingloba e sussume le parti nel tutto ( che é del resto un modello teorico che, fin dai tempi del Marcuse de “L'uomo a una dimensione” é quasi un luogo comune della cultura della nuova sinistra). Da un lato i due autori ricorrono alle metafore della terminologia biologica, con gli esempi della digestione e del metabolismo e una rappresentazione della conflittualità sociale in termini di anticorpi da assimilare. Dall’altro si riconosce molto poco la trasformazione politica del capitalismo stesso del welfare e dello stato sociale come risultato congiunto e complesso di riforme dall'alto e lotte sociali dal basso, quasi che lo "spirito' del capitalismo sia onnivoro. Al tempo stesso é evidente che il concetto stesso di spirito suscita perplessità perché se esso viene usato secondo i parametri della lezione maxweberiana va più connesso alla sfera della razionalizzazione e meno a quella del corpo-macchina. Se lo "spirito" del capitalismo non é la pura e semplice ideologia ma é appunto rappresentazione collettiva, summa di "civilizzazione" e di significati immaginari del sociale, occorrerebbe andare più a fondo nella sua individuazione delle "costanti culturali" (si pensi alla "modernizzazione" intesa come secolarizzazione) e delle "variabili" (la modernizzazione nel senso della innovazione tecnico-scientifico e della mutazione continua delle forme di relazione del sociale).
Attilio Mangano
L’uso politico della storia e la cultura della nuova sinistra
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Era finita la disfida di Barletta, adesso si può studiare senza scandalo e senza pregiudizio dei fatti ormai remoti e a stento codificati dalla memoria. Lo avevo dichiarato 
personalmente, per cui il via libera a nuove ricerche avrebbe consentito di affrontare l'oggetto con una vera fioritura. Ma non era così, proprio perché la generazione del 68 era oramai composta da quarantenni e cinquantenni, leaders politici, personaggi di 
rilievo nel mondo culturale, giornalisti e scrittori, essa aveva anche, come 
veniva notato, " preso il potere". In realtà ancora una volta si consumava un 
equivoco, confondendo esponenti di pubblica fama con la storia di una intera 
generazione, le cui biografie sono spesso meno eclatanti e conosciute.
 Si spiega così , al di là degli autentici meriti del regista che ha curato la 
versione televisiva e cinematografica de “La meglio gioventù” il successo 
di massa e generazionale riscontrato dal film, una vera e propria opera di 
legittimazione della memoria per i quaranta-cinquantenni che avevano 
vissuto in prima persona quella storia come storia della loro stessa vita.
Attilio Mangano
una parola chiave?
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Il quarantennale del 68 ha consentito a molti studiosi una messa a punto e un bilancio delle “ interpretazioni” in grado di misurarsi con una serie di modelli teorici complessi ed elaborati in cui ricerca storica e antropologia culturale si intrecciano . L’ evento, le sue origini, il suo retroterra, la durata, le culture, i soggetti sono stati chiamati in causa per il carattere di spartiacque del 68 stesso nella storia novecentesca. La stessa parola d’ordine della “ immaginazione al potere” chiama in causa il rapporto fra la pratica dell’immaginazione sociale e l’insieme delle teorie dell’ immagine, il cosiddetto immaginario ( già Luisa Passerini aveva notato che il termine, di origine francese, non è presente nel linguaggio inglese, forse non è un caso). L’occasione di un seminario all’università di Venezia ha consentito dunque una direzione di ricerca particolare.
Roberto Moro
I - Identiità e complessità
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Le pagine che seguono sono un approfondimento delle riflessioni appena abbozzate in occasione di un seminario di studi rivolto ai Dottorandi di Storia contemporanea presso il Dipartimento di Storia della Società e delle Istituzioni (della Facoltà di Scienze politiche dell’Università degli Studi di Milano). Il tema proposto, e certo non esaurito, era quello dell’identità dello storico nel clima mutato del XXI secolo, un tema imponente per dimensioni, profondità e coinvolgimento, ampiamente dibattuto sul versante della filosofia della storia, della metodologia storica, della storia della storiografia e dell’antropologia storica. Un argomento che pertanto può essere affrontato (e certo non risolto) da una pluralità di approcci disciplinari i quali, pur non consentendo un alto grado di sistematicità e una omogeneità di linguaggio, rinviano subito al significato di ciò che chiamiamo storia e al territorio che la ospita: il tempo storico.
Sonia Caporossi
Un rinnovamento storiografico del Novecento
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La metodologia di ricerca delle Annales concepisce la storia non come storia del passato, bensì come scelta, ed ogni scelta presuppone un’ipotesi ed una linea di indagine nel tempo, all’interno della quale bandire l’errore metafisico della “causa unica”; empasse che tuttavia, a discapito di qualsiasi previsione, non fa che riprodursi all’infinito, individuando non più “la causa”, ma “le cause”, ipoteticamente enunciate, di un sistema problematico di eventi da verificare o falsificare. Per questo la storia è soprattutto “storia degli uomini nel tempo”. Ma gli uomini che cosa sono? Ed il tempo, soprattutto, che cosa è?
John Lewis Gaddis
Come gli storici mappano il passato
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Il grande storico della guerra fredda John L. Gaddis con questo saggio si inserisce nella lunga scia di tutti coloro che si interrogano sulla scientificità della storia, e ne ribalta i termini. Le scienze cosiddette “dure” si fanno oggi sempre più storiche, riscoprendo il tempo con l'evoluzione e alternando al riduzionismo l'approccio ecologico, allineandosi alla storia e al suo metodo che si allontana dalla strada a ritroso percorsa dalle scienze sociali nel tentativo di studiare la società con lo statico metodo scientifico. La realtà è invece dinamica, in continua evoluzione e immersa nel tempo. La storia, prima di altre discipline, ha saputo riconoscere l'impossibilità di conoscere ogni dettaglio della realtà nel tentativo di predire il futuro, ma ha saputo costruire narrazioni che seguono i processi in corso per riconoscerne le strutture nel tempo.
Clio ‘92
La storia da insegnare e l’uso delle nuove tecnologie informatiche
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A Bellaria, il 28 novembre 1998, la prima Assemblea Nazionale di “CLIO '92” approvò le linee direttrici e la bozza di un documento che rappresentava un primo orientamento dell'operare dell'Associazione. Su mandato dell’Assemblea il comitato direttivo ha messo a punto le Tesi sulla didattica della storia, che vengono presentate alla seconda Assemblea Nazionale dell’Associazione (Bellaria, martedì 7 dicembre 1999) come manifesto dei principi a cui i membri dell’Associazione intendono ispirare le attività all’interno dei gruppi di ricerca. Queste tesi hanno lo scopo di definire una piattaforma teorica che giustifichi la nascita e la vita di un’associazione di gruppi di ricerca sui problemi dell’insegnamento della storia. L’associazione e i gruppi che ne fanno parte e i singoli membri che agiscono in nome dell’Associazione prendono a riferimento le idee teoriche, le finalità, i modi di ricerca e di intervento qui definiti. Le tesi funzionano da manifesto dell’identità dell’Associazione e da garanzia delle caratteristiche e della qualità della sua attività.
Convegno Clio’92
Rimini 10/11 marzo 2012 - XV Assemblea nazionale
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PRESENTAZIONE

 

Lo scenario digitale che si presenta in questi anni ha investito anche la storia così come è accaduto per altre discipline scientifiche ed umanistiche in questi ultimi 20 anni. Cataloghi bibliografici e documentali on-line, archivi di documenti digitalizzati, biblioteche di testi disponibili per la lettura in Internet,nuovi paradigmi di scrittura, ambienti di e-learning per l’insegnamento e lo studio a distanza, social networks per la discussione e la condivisione di risorse tra ricercatori, sono solo alcune tra le tante possibilità che stanno cambiando la professione dello storico nelle pratiche di ricerca e produzione di saperestorico.
Anche la storia insegnata, nella scuola come nell’università, è soggetta a trasformazioni sulla spinta di queste innovazioni applicate alla didattica. Ai manuali cartacei si affiancano testi digitali e Learning Object, le lavagne di ardesia cominciano, con sempre maggiore frequenza, ad essere sostituite da quelle elettroniche ed interattive, alle ricerche in biblioteca si aggiungono quelle sui motori di ricerca come Google, i filmati digitali offerti dai network televisivi o da Youtube prendono il posto degli stessi filmati sui vecchi supporti analogici, l’insegnamento in presenza viene supportato da quello a distanza su piattaforme di e-learning. Nuovi scenari impongono quindi un ripensamento anche dei modidi insegnare e apprendere la storia.

 

Come cambiano i modi della comunicazione nella società digitale?

 

L'interrogativo coinvolge tutti e non si può dire mai concluso alla luce delle trasformazioni tecnologiche che si susseguono quasi senza tregua.
E' un processo che ci investe nella dimensione dell'esperienza individuale e della dimensione sociale, obbligandoci a riconfigurare modalità di comportamento, modelli di conoscenza e di apprendimento in relazione alla percezione della realtà che ci circonda. Si rende quindi necessaria una riflessione sulle nuove dimensioni della cultura digitale. Essa sta incidendo su tutti gli ambiti disciplinari. Anche la storia sia nella dimensione della ricerca sia in quella dell'insegnamento scolastico e universitario è chiamata a riflettere.
L'associazione di insegnanti e ricercatori della didattica della storia Clio '92 è impegnata da due anni in un percorso di ricerca e di approfondimento sul tema della storia digitale e delle sue implicazioni sulla didattica, in particolare nella dimensione della geostoria e dei beni del patrimonio.
L'appuntamento del 2011 ha avuto lo scopo di avvicinare docenti e ricercatori che seguono le attività di Clio '92 alle problematiche aperte dall'approccio digitale alla storia nel campo della ricerca e della didattica.
Nel frattempo l'interesse per la cultura digitale è cresciuto anche nella scuola. Sono state estese le azioni ministeriali del Piano Scuola Digitale per sperimentare nuovi ambienti di apprendimento. Analoga spinta è venuta dalla normativa sull'editoria scolastica che ha introdotto a partire dal 2011 l'adozione di libri esclusivamente utilizzabili nelle versioni on line scaricabili da internet oppure mista. (cartaceo+digitale)
Questa nuova situazione impone ai docenti un'accelerazione sui temi della didattica digitale, un necessario approfondimento sulle conseguenze che essa ha nell'ambito dell'insegnamento delle discipline e una nuova attenzione alle competenze digitali che le tecnologie della comunicazione e gli ambienti di apprendimento digitali mettono in gioco.
Sono questi i temi che il convegno propone, in occasione della XV assemblea nazionale, offrendo un'occasione di riflessione in particolare sul tema delle competenze digitali in una prospettiva di integrazione nel curricolo delle operazioni cognitive di geostoria e sulle caratteristiche dei manuali digitali, sulle risorse in rete e sugli ambienti di apprendimento per valutarne la congruenza e l'efficacia rispetto al curricolo di storia .


“CLIO ‘92” Associazione di Gruppi di Ricerca sull’Insegnamento della Storia

33 anni di Rivoluzione Islamica
Anna Vanzan
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Questi oltre trent'anni di Rivoluzione sono oggetto di una vasta produzione di libri, saggi e pubblicazioni on line, ovviamente di disuguale valore e spessore. Parecchia letteratura di qualità proviene dagli Stati Uniti, dove la diaspora iraniana costituisce in larghissima misura la comunità di studiosi iranisti: ciò comporta, altresì, che il discorso sulla contemporaneità sia viziato da posizioni personali che talora si lasciano prendere la mano dall'enfasi “politica”. Questa bibliografia, ben lungi dal voler essere esaustiva, seleziona alcune opere in base sopratutto alla loro accessibilità (ad es., perché redatte in lingua italiana) e utilità nel costituire una base di partenza per ulteriori approfondimenti e sviluppi. Si è presa in considerazione la letteratura più recente e riguardante solo alcuni aspetti dell'Iran contemporaneo, in particolare, storia, società, politica internazionale.
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