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storia, storie, narrazioni
Roberto Moro
Roberto Moro
Il tempo dei Signori - edizione 2016
Mentalità, ideologia, dottrine della nobiltà francese di Antico regime
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Il palcoscenico di questa epopea è l’Antico Regime, un modello di organizzazione sociale capace di accogliere e gestire pluralismo e complessità, ordine e mutamento sulla lunga durata. Un congegno formidabile fondato sul privilegio come legge “naturale” di identità/appartenenza. Un vero “regime” del privilegio, universalmente vissuto, condiviso e praticato come forza nucleare del sistema e garanzia di ordine, solidarietà, collaborazione e coesione: in una parola quella “materia oscura” che ancor oggi chiamiamo “potere”.
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Premessa all’edizione 2016 - indice del volume - invito alla lettura - Edizioni Immanenza

 

 

 

 

 

 

 

Premessa all’edizione 2016

 

Il Tempo dei signori nasce nel clima di quella che ancor oggi può essere considerata l’ultima grande stagione della storiografia occidentale: la Scuola delle Annales praticata nel vivaio della Sesta sezione dell’Ecole Pratique des Hautes Etudes diretta da Fernand Braudel e il Dipartimento di Histoire social della Sorbona, creato e illustrato da Roland Mousnier, luoghi della mia formazione di storico delle mentalità, un ambito di studi che oggi è codificato nell’insieme delle discipline di “antropologia storica”.

Luoghi magici, almeno nel ricordo, che negli anni ‘60 e ‘70 del secolo scorso hanno proposto la “lunga durata”, la “storia sociale” e delle mentalità come nuovo orizzonte e palcoscenico della ricerca storica, e hanno consentito a tutta una generazione di appassionati ricercatori, la mia generazione, di sedersi sulle spalle di quei giganti ai quali è toccato il compito di dare corso a una radicale revisione e rigenerazione della “storia universale”, politica, lineare, cronologica, del XIX secolo. Una rigenerazione così profonda da aprire il tradizionale canone storico al pensiero sistemico e della complessità.

Per questa sua vicenda genealogica, Il Tempo dei Signori, che oggi qui si ripropone nella sua stesura originale, costituisce un reperto, o forse una dimenticata reliquia, dell’archeologia del sapere dell’ultima modernità e offre un viaggio attraverso il modello storiografico inaugurato da Lucien Febvre, messo a dimora da Marc Bloch, reso infine operativo a tutti i livelli da Fernand Braudel e Roland Mousnier per colonizzare il tempo stesso della civiltà occidentale.

Quindi, innanzitutto, è il “tempo”, tempo inteso come sostanza prima dell’esperienza umana, a reggere e rendere coerente l’insieme dei saggi oggetto della ricerca. Si tratta di un tempo solido e denso, uno “spaziotempo”, diremmo oggi, stabile e di “lunga durata” che privilegia l’analisi della complessità sistemica rispetto alla frammentarietà e alla singolarità degli “eventi”. È lo spaziotempo dell’economia contadina e del mondo rurale dei secoli XVII-XVIII teatro della modernità in quanto identità e coscienza profonda dell’Europa. Il fondamento nascosto del suo mandato di civilizzazione: la Grande rivoluzione del 1789 e il paradigma della democrazia politica che ancor oggi pratichiamo.

 

Il palcoscenico di questa epopea è l’Antico Regime, un modello di organizzazione sociale capace di accogliere e gestire pluralismo e complessità, ordine e mutamento sulla lunga durata. Un congegno formidabile fondato sul privilegio come legge “naturale” di identità/appartenenza. Un vero “regime” del privilegio, universalmente vissuto, condiviso e praticato come forza nucleare del sistema e garanzia di ordine, solidarietà, collaborazione e coesione: in una parola quella “materia oscura” che ancor oggi chiamiamo “potere”.

 

Il motore, oggi diremmo la forza nucleare, di questo sistema economico-sociale che gli consente di garantire l’equilibrio e governare il mutamento, è infine l’aristocrazia intesa come icona, immaginario, rappresentazione condivisa dell’ordine morale e politico della convivenza umana. Diremmo oggi, ma in modo improprio, un ceto, élites, classe dirigente mobile e aperta, in continua rigenerazione culturale per effetto della sua costante interazione con il potere “sovrano”, ma del tutto riconosciuta e legittimata nel ruolo di attore della responsabilità sociale e tutela della dignità della persona (l’onore). La società di ordini e stati (Clero, Nobiltà, Terzo Stato) non è solo un sistema di gerarchie, ma di funzioni e campi di forza organizzativi, un modello di e una stratigrafia di mentalità.

Strutture economiche, struttura sociale, stratigrafia culturale: è questa, in estrema sintesi, la campagna di scavi offerta dalla ricerca che qui si ripropone al lettore.

Sulla scorta di questa essenziale guida alla lettura, il Tempo dei signori offre ancor oggi un adeguato approccio al pensiero sistemico e della complessità quale metodo del pensiero storico, e forse, proprio oggi, questa ricerca si veste di una sua stringente attualità.

 

Oggi che la parola “rivoluzione” è uscita dal lessico politico per far luogo a quelle di sviluppo, crescita, internazionalizzazione, è forse opportuno ricordare che la Grande rivoluzione (quella francese prima, europea poi) fu la figlia non della miseria, ma della ricchezza, del boom demografico e del prodigioso balzo dell’economia rurale di Antico regime.

Oggi che la globalizzazione sta infrangendo i confini degli stati nazionali, delle classi sociali e sconvolgendo a livello planetario (sino a promettere nuovi orizzonti di potere e di libertà) l’ordine morale e culturale delle società politiche, è anche il caso di ricordare che la complessità genera, per sua natura, proprietà emergenti le quali guidano i processi di equilibrio, resistenza e innovazione delle organizzazioni umane.

E infine oggi che la concentrazione del potere e della ricchezza a livello mondiale sta producendo una metamorfosi del tempo, del ritmo, delle strategie dei modelli di pensiero con cui cerchiamo di leggere il mutamento storico, è forse il caso di ricordare che l’Europa “madre di rivoluzioni” ha saputo costruire codici assai complessi ed efficienti per governare la vicenda umana.

Il Tempo dei signori è stato e vuol essere un contributo di riflessione alla conoscenza di questa avventurosa esperienza.

 

Un sincero ringraziamento devo ai giovani amici e redattori della casa editrice Edizioni Immanenza che mi hanno sollecitato a riproporre il Tempo dei Signori.

 

Roberto Moro

Milano, novembre 2016

 

 

Indice del volume

 

 

Introduzione alla prima edizione

 

Parte prima. Terre, seigneur e paysan

 

  

CAPITOLO I - Nobiltà e Antico regime
CAPITOLO II - Antico regime e civiltà rurale
CAPITOLO III -  Le strutture mentali
CAPITOLO IV - Mobilità sociale e nobiltà

 

Parte seconda. Dal sociale al mentale

CAPITOLO V - Ordine e mutamento
CAPITOLO VI - Ordine e mutamento
CAPITOLO VII - Le rivelazioni di Boulainvilliers

 

Parte terza. Resistenza e rottura

CAPITOLO VIII - La corte e la civiltà aristocratica
CAPITOLO IX - Azione e dibattito
CAPITOLO X - La noblesse commerçante
CAPITOLO XI - Nobiltà e rivoluzione


 

Invito alla lettura

 

Vi è, nel corso dei tre secoli di Antico regime una costante contiguità, una sorta di simbiosi e insieme un visibile processo di distanziamento tra società rurale e società esterna per effetto della crescita di quest'ultima a detri­mento della prima e ciò che noi chiamiamo «nobiltà» è a cavallo di questi due mondi, accoglie in sé il mistero di questo processo storico e lo controlla. La nobiltà di Antico regime, strumento storico e istituzionale di domi­nio del mondo rurale, congiuntamente creato e subito dalla campagna e dalla città, dallo Stato assoluto e dalla comunità contadina, è la causa e l'effetto insieme delle relazioni molteplici e conflittuali che intervengono tra queste dimensio­ni e delle complesse, quanto contrastanti, rappresentazioni che esse suscitano. La nobiltà rappresenta il luogo privilegiato della mediazione e dell'aggregazione del tutto sociale. Vi è allora il duplice volto della nobiltà, tenace nel tempo sino al 1789 e oltre: il signore violento, calamità del villaggio che la giustizia di Antico regime (giustizia aristocratica) persegue e controlla, e il signore-patron pro­tettore e benefattore della comunità. E vi è ancora un multiforme aspetto sociale dell'aristocrazia: il nobile-cor­tigiano, il borghese-gentiluomo, il genti­luomo di campagna, il parvenu. Rappresentazioni che, a ben guardare, nascono dall'interno stesso della nobiltà, ma, proprio per questo, tutte vere. Il fatto è, come dicevo, che la no­biltà è un prodotto storico vivo che si identifica con il particolare movimento della società, un movimento in­tenso al vertice della gerarchia sociale e dotato di un particolare ritmo che è quello imposto dai meccanismi fre­nanti della civiltà rurale, quelli del pensiero soprattutto, ma anche quelli economici e politici. Così ho definito la nobiltà come un processo di acculturazione verso una struttura ideologica di gestione della terra che è quella consentita dalle forze economiche, politiche e sociali del mondo rurale: cioè il sistema signorile e il suo equili­brio nella evoluzio­ne di lunga durata. La nobiltà dunque non è un relitto storico, ma il luogo in cui il mutamen­to sociale che la produce si trasforma in ordine; politicamente è il congegno che realizza la strategia di muta­mento complessivo del sistema e trasferisce le forze emergenti, esterne al mondo rurale, nella storia del mondo contadino. La nobiltà, sul piano sociale, assicura quell'apparente immobilità (che invece, è bene ripeterlo, è un movimento particolare che concilia ordine e mutamento) propria dei rapporti tra terra, signore e contadino; essa riconduce le forze centrifughe del sistema ai fondamentali ruoli di mediazione su cui si regge il dualismo di Antico regime e ciò mediante sofisticati processi di acculturazione ai meccanismi ciclici del tempo e agli spazi chiusi del territorio, meccanismi sui quali si regge il tessuto antropologico del mondo rurale.

 

Dalla campagna alla città e dalla città alla campagna, dalle fatiche dei campi, al commercio, alle professioni li­berali, alla rendita, alla nobiltà, ancora alla terra e poi forse nuovamente alla fatica dei campi: il movimento del­la società francese dei secoli XVI-XVIII è ciclico e si modella sulle più profonde strut­ture del pensiero. Il se­greto del governo e del dominio aristocratico consiste nell'usurpazione del tempo e dello spazio proprii del mondo rurale e ciò me­diante un'operazione di violenza continuamente mascherata, dissimulata, mediata, distribuita sui tempi brevi e sui continui rovesciamenti tra le forti emozioni della mentalità di Antico regime: festa e rivolta, gioia e paura, esalta­zione e depressione. L'aristocrazia non ha dunque antagonisti dichiarati per­ché essa è congeniale all'ordine della natura e all'esistenza stessa del tempo: il tempo «dei signori» le appar­tiene, la sua storia è quella del mondo rurale.

 

Così interpretata, la nobiltà è parte attiva del sistema di Antico regime e ne accompagna lo sviluppo, è forza ag­gregante, politica, morale ed economica, a prezzo di accogliere e assorbire tutte le contraddizioni del sistema, di dissimularne il mutamento e promuoverlo al tempo stesso, di perseguire il controllo sociale assorbendo al suo interno tutta la mobilità che la lunga durata esprime. 

 

 Il tempo dei Signori
Edizioni immanenza – 2016

 

 

 

 

 dossier di approfondimento

Regime del privilegio e implosione sociale

 

 

 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fonte: Edizion Immanenaza
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